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Questo articolo è stato pubblicato il 23 gennaio 2013 alle ore 18:20.

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Siamo in emergenza, economica e sociale. Ma ma se il Paese sarà capace di fare scelte forti ci sarà una ripartenza. Altrimenti, l'alternativa è il declino. Giorgio Squinzi presidente di Confindustria, l'ha descritta così la situazione dell'Italia.

Emergenza, come dimostrano i numeri del pil, -8% dal 2007 ad oggi, con la prospettiva di attestarsi al -1% nel 2013, e della disoccupazione, 12%, addirittura oltre il 35% quella giovanile.

Ma la rotta si può invertire: non siamo condannati alla bassa crescita. E ieri Confindustria lo ha dimostrato, mettendo a punto un documento di proposte, corredato da numeri, che indicano misure e risultati. Un mix fatto di una terapia d'urto, per ottenere effetti immediati sullo sviluppo, e riforme strutturali, per consolidare i risultati nel tempo.

Misure per cui nell'arco della legislatura il tasso di crescita si innalzerà al 3%, il Pil crescerà di 156 miliardi di euro, cioè +2.617 euro per abitante; il tasso di disoccupazione scenderà all'8,4%; il reddito medio delle famiglie che vivono con un lavoro dipendente sarà più alto nel 2018 di 3.980 euro reali; ci sarà un calo della pressione fiscale del 45,1% al 42,1 per cento.

Il documento indica passo per passo come fare. E Squinzi lo presenterà nei prossimi giorni ai partiti impegnati in una campagna elettorale che, in tema economico, appare più concentrata a fare promesse sull'Imu che a disegnare un nuovo modello di paese e a far ripartire l'industria, vero motore di benessere e occupazione.

C'è da augurarsi che chiunque arriverà a governare abbia la voglia di rimettere in moto un paese ancora pieno di forze vitali, come dimostrano le tantissime Pmi che stanno tenendo duro e si giocano la sfida sui mercati.

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