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Questo articolo è stato pubblicato il 12 febbraio 2013 alle ore 06:44.

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ROMA
Nuove risorse per 150 milioni di euro e un nuovo pilota per Alitalia. È questo, secondo indiscrezioni, l'orientamento emerso tra gli azionisti italiani dell'Alitalia-Cai, i venti "Capitani coraggiosi" chiamati da Silvio Berlusconi nel 2008, riunitisi ieri in un albergo di Milano per discutere come far fronte al buco nei conti della compagnia aerea.
Il tema del finanziamento soci verrà affrontato in dettaglio dopodomani dal consiglio di amministrazione, presieduto da Roberto Colaninno. L'operazione, se ci sarà l'accordo, potrebbe avvenire con l'emissione di obbligazioni convertibili in capitale per 150 milioni di euro, un importo inferiore ai 200 milioni ipotizzati due settimane fa, a causa della defezione di un gruppo di soci titolari del 20% e oltre del capitale. Per rispondere alla fronda di questo gruppo di azionisti, guidati da Salvatore Mancuso con il fondo lussemburghese Equinocse (ha il 3,8% del capitale), Colaninno sembra disposto anche a sacrificare l'amministratore delegato, Andrea Ragnetti, selezionato da lui un anno fa per sostituire Rocco Sabelli, oggi contestato da molti azionisti.
Nel giorno della riunione tra i soci, Ragnetti era a New York: ha spiegato che il finanziamento necessario «sarà deciso dagli azionisti». «È una necessità per l'azienda, gli azionisti ne sono consapevoli, sono certo che una soluzione si troverà», ha aggiunto. Per la sua sostituzione è stato fatto il nome del vicepresidente Elio Catania, un manager che è nel consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo e nel cda di Telecom. Catania fu protagonista di una stagione disastrosa alla guida delle Fs, nominato presidente e a.d. dal governo Berlusconi nel maggio 2004, ne uscì nel settembre 2006 durante il governo Prodi con una superliquidazione di sette milioni. Il bilancio 2006 delle Fs, approvato dal successore Mauro Moretti, si è chiuso in rosso per circa due miliardi. Tra le altre opzioni per il vertice Alitalia anche una promozione del direttore operazioni, Giancarlo Schisano.
Il problema più urgente sono i soldi. L'Alitalia ha perso circa 180 milioni nel 2012. Questo passivo, sommato alle perdite dei tre anni precedenti e a quelle che la compagnia sta accumulando nei mesi invernali, ha quasi azzerato il capitale, la liquidità è prosciugata, mentre i debiti finanziari sono volati verso il miliardo di euro. Sono state fatte operazioni cosmetiche negli ultimi mesi, la vendita di tre slot a Heathrow e un rifinanziamento con due Boeing 777 che Alitalia aveva finito di pagare, sui jet è stato riacceso un mutuo, come vendere la casa e continuare ad abitarci pagando l'affitto.
Un prestito soci di 150 milioni è solo una toppa per l'emergenza, la compagnia avrebbe bisogno di almeno 400 milioni, secondo fonti vicine agli azionisti. Ad aprire il portafoglio saranno soprattutto Air France-Klm (azionista con il 25%) e Intesa Sanpaolo (ha circa il 10,1%), mentre non si sa chi saranno gli altri, neppure se i Benetton saranno della partita, essendo impegnati soprattutto in Aeroporti di Roma. Il finanziamento darà ossigeno fino all'estate, nel frattempo i soci italiani sperano di trovare un accordo con Air France perché compri le loro quote. Alcuni soci vorrebbero negoziare in alternativa con altri vettori, in particolare con Etihad di Abu Dhabi che è interessata, ma può comprare al massimo il 49,9% di Alitalia, perché non è un soggetto dell'Ue. L'ingresso degli arabi, già legati da accordi commerciali (code sharing) ad Alitalia e ad Air France, difficilmente potrebbe avvenire senza un assenso di Parigi. Intanto l'Enac in una riunione ha comunicato a Schisano che se non ci sarà un rifinanziamento all'Alitalia verrà sospesa la licenza di volo e verrà data una licenza provvisoria. Nessun mossa però verrà fatta fino alle elezioni.
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