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Questo articolo è stato pubblicato il 15 febbraio 2013 alle ore 06:43.


TARANTO
Dopo il sì dei pm arriva anche quello del gip Patrizia Todisco al dissequestro delle merci dell'Ilva. Un milione e 700mila tonnellate tra coils e lamiere che erano bloccate dal 26 novembre. Il provvedimento è stato firmato e oggi sarà notificato a Milano, sede legale dell'azienda. Saranno i custodi giudiziari, peraltro rimasti in carica, a occuparsi della vendita delle merci seguendo l'ordine dei contratti stipulati fra l'Ilva e i clienti. Tutto il ricavato non andrà all'Ilva ma verrà «sequestrato» e finirà in un deposito che varrà ai fini della confisca, che scatterà quando la fase processuale si sarà conclusa definitivamente. Pm e gip hanno deciso di sbloccare le merci per evitare il rischio di ritrovarsi di qui a qualche tempo con materiali deteriorati, completamente arrugginiti, e inservibili anche per la confisca. La deteriorabilità, quindi, è stata la leva che ha spinto i giudici a dare l'ok al dissequestro, deteriorabilità accertata anche dai custodi incaricati dai magistrati di redigere una perizia, oltreché stimare il valore effettivo delle merci: 800 milioni e non un miliardo come invece asserito dall'azienda.
«Prendiamo atto del dissequestro ma all'Ilva manca comunque un miliardo, liquidità preziosa per un'azienda chiamata a effettuare gli imponenti investimenti di risanamento ambientale previsti dall'Aia» commentano fonti Ilva. Nelle scorse settimane, in verità, l'Ilva ha cercato di non perdere questi soldi e ha proposto alla Procura un dissequestro vincolato, ovvero vendita e impiego del ricavato negli stipendi e nell'Aia, il tutto gestito dal garante della stessa Aia, l'ex procuratore generale della Corte di Cassazione, Vitaliano Esposito. Su questa proposta c'era anche un consenso istituzionale molto largo, dal governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, al ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ma sia i pm che il gip hanno detto no. Nel frattempo, i giudici hanno verificato la possibilità di procedere con la vendita diretta delle merci giungendo infine alla sua fattibilità. I sindacati ora auspicano che l'Ilva possa riprendere il lavoro e riavviare anche gli altri impianti dell'area a freddo fermi da fine novembre. «L'azienda non può più trincerarsi dietro il fatto che piazzali e magazzini sono occupati dalle merci sequestrate e che quindi logisticamente non c'è spazio per stoccare la nuova produzione» commentano i sindacalisti.
Lo sblocco di quanto era stato sequestrato, unitamente al verdetto della Corte Costituzionale che l'altro ieri ha respinto, giudicandoli inammissibili, i due conflitti di attribuzione sollevati dalla Procura in ordine al decreto e alla legge sull'Ilva, viene giudicato dal garante dell'Aia «un segnale di distensione». Questa almeno la versione fornita dai sindacati che ieri pomeriggio, in Prefettura, hanno incontrato lo stesso Garante. Infatti, dopo il primo alt della Consulta, adesso tutto si giocherà ad aprile, quando ci sarà l'udienza sulle eccezioni di incostituzionalità sulla legge 231 sollevate dagli stessi giudici. «Al Garante abbiamo detto – spiega Antonio Talò, segretario della Uilm di Taranto – che condiviamo la legge sull'Ilva e vogliamo che sia applicata punto per punto. Se le decisioni della Magistratura tarantina e della Corte Costituzionale aprono in qualche modo uno spiraglio, adesso è necessario migliorare il clima e lo si può fare in un solo modo: lavorando e dando segnali che le cose a Taranto si stanno facendo sul serio». In una dichiarazione congiunta, i segretari provinciali di Taranto di Cgil, Luigi D'Isabella, Cisl, Daniela Fumarola, e Uil, Giancarlo Turi, dicono di aver segnalato al Garante la necessità di «procedere di pari passo non solo con i centri di controllo e gli apparati istituzionali (Arpa, Asl, Ispra, Comuni di Taranto e Statte e Provincia) ma anche, come previsto dalla legge, con sindacato e rappresentanti dei lavoratori delegati sia al controllo della sicurezza che dell'ambiente». I sindacati confederali hanno anche sollecitato la più larga informazione possibile nei confronti dei cittadini di Taranto e Statte affinché possano «seguire gli esiti degli interventi sulla qualità dell'aria e sull'andamento dei livelli emissivi della fabbrica».
Stamattina il Garante incontrerà gli ambientalisti mentre la prossima settimana saranno all'Ilva i tecnici dell'Ispra incaricati dal ministero dell'Ambiente di verificare l'attuazione dell'Aia.
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L'altoforno 1 è stato spento a dicembre e gli interventi dureranno 12 mesi ma verrà rimesso in funzione a giugno 2014
Il piano dell'Ilva prevede l'avvio degli interventi da luglio 2014, con una durata di circa sei mesi
Dopo il progetto esecutivo, atteso in sei mesi, sono previsti tre anni per portare a termine i lavori

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