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Questo articolo è stato pubblicato il 11 aprile 2013 alle ore 06:44.

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È considerato da molti un settore chiave per affacciarsi e consolidarsi sui nuovi mercati. Il contract (ovvero la progettazione e produzione di arredi destinata a spazi collettivi come aberghi, ristoranti, negozi, musei, aeroporti ecc.) si sta rivelando uno strumento strategico per spingere la crescita delle aziende italiane dell'arredo, anche perché è legato a commesse spesso milionarie. Non a caso, FederlegnoArredo spinge sulla promozione di incontri tra i produttori italiani e delegazioni di developer o studi di architettura internazionali, alcuni dei quali sono presenti in questi giorni al Salone del mobile di Milano.

«È un'opportunità che andrebbe sfruttata soprattutto per aiutare le aziende più piccole – conferma Giovanni Anzani, presidente di Assarredo – che realizzano prodotti di qualità, ma il cui nome è spesso poco conosciuto dai committenti delle grandi forniture internazionali». I maggiori brand italiani viaggiano per conto loro, con divisioni specifiche al loro interno, dedicate ad assicurare ai clienti un servizio completo di progettazione degli spazi e fornitura degli arredi, spesso «chiavi in mano». Tra questi Cassina, che di recente ha realizzato 12 sale lounge nelle stazioni della nuova linea Italo. O Alias che, con il designer francese Patrick Norguet, ha appena realizzato un progetto su misura per i dehors di McDonald's in Europa.

Per le piccole aziende, o per quelle della filiera legno-arredo, sarebbe invece utile poter approfittare di un sistema che si presenta compatto su quei mercati dove maggiore è lo sviluppo immobiliare, ovvero Medio Oriente, Asia, e Nord America. Il modello è quello tedesco, primo produttore europeo di mobili contract. Quanto a numeri, l'Italia si difende bene: secondo gli ultimi dati elaborati da Csil, è il secondo Paese europeo per produzione contract (con 1,7 miliardi nel 2011, in crescita del 4% sul 2010) e il primo per esportazione, con il 22% del totale europeo (618 milioni su 2,8 miliardi). Tuttavia, questi numeri sono in gran parte spinti dalle buone performance delle aziende maggiori, affermate a livello internazionale, mentre molto resta da fare per rafforzare i piccoli produttori. Inoltre, mentre la produzione tedesca è crescita del 3% tra il 2007 e il 2011, nello stesso periodo quella italiana è scesa dell'11% (va precisato però che quello del contract è un settore soggetto a oscillazioni molto forti e poco prevedibili).

Tra hospitality, residenziale e aeroportuale il contract della Matteograssi pesa tra il 40 e il 60% su un fatturato globale di 15 milioni. «I mercati sono India, Paesi arabi, Emirati e soprattutto Cina. Solo Pechino – spiega il presidente Massimo Grassi – si prepara a costruire oltre 50 aeroporti in 4 anni e poi ci sono le stazioni dell'alta velocità cinese». Il principale competitor è il sistema Paese Germania: «Si presentano con le banche, assicurazioni veloci sul credito. Il nostro primo partner cinese, nel '97, parlava già tedesco perchè lo aveva studiato in Germania. Il primo grande shopping center di Pechino si chiama Lufthansa Center. A noi manca fare squadra e la capacità, anche per la nostra ritrosia a fare rete tra imprese, di fornire arredamenti per 24mila appartamenti in 9 mesi. Come invece è riuscito ai tedeschi». Ha solo 3 anni il contract di Teuco che, se oggi vale il 10% dei 62 milioni di fatturato globale, tra due anni intende raddoppiare. Hotel e uffici tra Cina, Arabia Saudita e Sudamerica incontrano però una crescente presenza di competitors degli stessi Paesi emergenti. Come la Turchia, che cresce con una politica di pricing molto aggressiva.

«È un un settore soggetto a forti oscillazioni – ricorda Emanule Busnelli, ad di B&B Italia, in cui la nautica è passata dai 25-30 milioni di euro ai 9 del 2012, su un ammontare complessivo di 150 milioni. In Asia i margini di crescita sono altissimi. Ma aumenta la concorrenza di aziende cinesi in tutto l'Asean. Infine – conClude Busnelli – non è vero che le piccole aziende restano tagliate fuori dal contract. Noi abbiamo un ampio indotto che produce per commesse oltreoceano».

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