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Questo articolo è stato pubblicato il 02 agosto 2013 alle ore 06:48.

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Sì al commissariamento per salvare l'Ilva, l'acciaieria più grande d'Europa. Il decreto con il quale il Governo, lo scorso 4 giugno, ha affidato l'azienda al commissario Enrico Bondi, è legge. Il Senato ieri ha approvato definitivamente le misure quasi sul filo di lana – il Dl sarebbe scaduto sabato – con 206 sì, 19 no, 10 astensioni di Sel mentre i senatori del M5S per protesta non hanno partecipato al voto definendo il decreto convertito in legge «ammazza Taranto». Sul salvataggio dell'Ilva la maggioranza non fa dunque retromarcia: Bondi, l'uomo delle mille emergenze, affiancato dal subcommissario Edo Ronchi, potrà quindi contare sulle risorse messe sotto sequestro dalla magistratura a fine maggio e ora definitivamente disponibili per garantire l'attuazione dell'autorizzazione integrata ambientale (Aia) e dunque la bonifica dell'area. Per il ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, il varo del decreto rappresenta un passaggio importante perché «per la prima volta una legge dello Stato prevede che il commissariamento non sia previsto per ragioni di tutela dei creditori, ma per ragioni sanitarie e ambientali». Per Orlando serviranno «intorno ai 2 miliardi» per attuare l'Aia: «Secondo noi sarà anche sopra quella cifra ma secondo il commissario, più ottimista, sarà inferiore».
Dopo il via libera al decreto Bondi lavorerà con pieni poteri per 12 mesi prorogabili fino a 36: a lui spetterà predisporre il piano industriale tenendo conto di quello ambientale che sarà messo a punto da una commissione di tre esperti nominati dall'Ambiente in cui saranno definiti azioni e tempi per garantire il rispetto dell'Aia. La Puglia potrà sforare il patto di stabilità interno (per 1,3 milioni quest'anno e per 40 milioni nel 2014) per far fronte alle spese necessarie agli interventi di bonifica.
Il provvedimento, cucito sull'acciaieria di Taranto finita a un passo dal default, potrà in realtà valere anche per altre imprese in condizioni simili. Sarà infatti possibile commissariare un'impresa – ma anche un ramo d'azienda o uno stabilimento – che abbia almeno mille lavoratori (erano 200 nel testo originario poi modificato dalla Camera) e la cui attività produttiva comporti «oggettivamente pericoli gravi e rilevanti» per l'ambiente e la salute a causa dell'inosservanza reiterata dell'Aia.
Con quella approvata ieri da Palazzo Madama salgono a tre le leggi varate dal Parlamento per l'Ilva da ottobre scorso ad oggi: il decreto appena licenziato si affianca infatti alla legge 171/2012 che ha stanziato una dote di 330 milioni per la bonifica dell'area di Taranto e la 231/2012 che ha permesso all'Ilva di continuare a produrre e a commercializzare i prodotti già realizzati. Ma nuove misure sono in rampa di lancio visto che nel primo provvedimento utile – si parla del nuovo provvedimento sull'economia atteso nell'ultimo consiglio dei ministri dell'8 agosto – saranno inserite alcune norme richieste da Palazzo Madama, ma messe da parte perché i tempi erano troppo stretti e si rischiava la decadenza del decreto. Tra i principali punti c'è la richiesta di prevedere una verifica delle attività del commissario e del subcommissario, che dovranno presentare una relazione semestrale ai ministri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente e alle commissioni parlamentari. L'Esecutivo dovrà anche assicurare un'adeguata dotazione finanziaria all'Ispra e all'Arpa Puglia. Mentre entro tre mesi dovrà essere emanato un decreto per risolvere il nodo intricato della gestione e dello smaltimento dei rifiuti dell'Ilva. Infine dovranno essere messe in campo ulteriori iniziative di monitoraggio epidemiologico nell'area di Taranto.
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