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Questo articolo è stato pubblicato il 26 agosto 2013 alle ore 12:57.

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Capitani d'azienda: 80mila giovani mancano all'appello - La mappa

Imprenditori giovani, merce sempre più rara. Colpa del calo demografico, della crisi, del credito sempre meno accessibile: in cinque anni ne sono "spariti" 82mila. Una flessione in termini percentuali del 18% dal 2008 al 2013, in base alle elaborazioni del Centro studi Datagiovani per Il Sole 24 Ore, che ha conteggiato al 30 giugno scorso poco più di 380mila capitani d'azienda al di sotto dei trent'anni, 17mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2012 (-4,2%).

Un trend molto più accentuato di quello generale - senza distinzioni d'età -, che risulta in lieve caduta sul 2008 (-2,7%) e perde ancora di meno in confronto allo scorso anno (-1,7%).
Nella stanza dei bottoni i giovani si dividono tra 192mila titolari d'impresa, 110mila amministratori di società e 78mila tra soci e altre cariche. Nel complesso le nuove generazioni detengono meno del 5% delle cariche imprenditoriali nazionali.
Dal confronto delle vesti giuridiche in cui i giovani sono al vertice, emerge che nell'arco di 12 mesi solo le società di capitali sono rimaste stabili, innanzitutto grazie alle nuove formule introdotte nel giugno 2012 - Srl semplificata e a capitale ridotto -, che insieme hanno generato oltre 2.800 nuovi imprenditori. Cali marcati per Sas (-5,9%), Snc (-8,7%) e imprese individuali (-4%).

Centrando il focus solo su titolari e amministratori, a livello settoriale a soffrire di più è il manifatturiero, che dal 2008 ha perso il 45,2% di under 30 al timone, seguito da edilizia (-31,6%) e agricoltura (-17%).
La fotografia attuale vede tre "capi" under 30 su dieci all'opera tra commercio e riparazioni, che insieme alle costruzioni (16,6%) e alle attività di alloggio e ristorazione (12%) annoverano oltre la metà delle cariche giovanili.

Nell'ultimo anno la "scomparsa" di giovani imprenditori si è registrata soprattutto nell'edilizia, con una diminuzione di cariche dell'11,5%, ma continuano a vedere nero anche manifatturiero (-6,2%) e agricoltura (-5,6%). In controtendenza, invece, ristorazione e accoglienza (+1,4%), servizi alle imprese (+2,4%), sanità e assistenza sociale (+2,2%), attività finanziarie e assicurative (+3,9%).

Sul territorio gli imprenditori giovani "pesano" di più nel Mezzogiorno, dove rappresentano il 6,3% dei titolari e amministratori complessivi (con in testa Calabria e Campania), mentre sono più rarefatti nel Nord-Est (sotto il 4%).

Nella top 20 delle province per maggiore presenza di titolari e amministratori giovani sugli under 30 residenti troviamo in vetta molte città sull'asse che collega il Nord-Ovest al Centro. Prima in classifica è La Spezia, che con 76 giovani imprenditori ogni mille giovani abitanti stacca di quasi dieci imprenditori Prato (66). Cuneo è terza (60) mentre altre due liguri, Savona (59) e Imperia (56), chiudono la top five. Solo due province del Nord-Est compaiono nelle prime venti posizioni: si tratta di Reggio Emilia (sesta) e Rovigo (diciassettesima). La prima del Sud è Nuoro, settima, con oltre 51 giovani imprenditori ogni mille under 30.

Tra le venti province "peggiori", invece, si registra una forte presenza del Nord-Est - che ha perso il 21% di titolari giovani in 5 anni - e nelle ultime otto posizioni si trovano ben quattro province venete (Vicenza, Treviso, Venezia e Belluno). «Un indizio - conclude Michele Pasqualotto, ricercatore di Datagiovani - che in queste aree i giovani intenzionati a mettersi in proprio fanno più fatica rispetto al passato a realizzare il proprio sogno, con il rischio del mancato ricambio generazionale tra i capitani d'azienda».

francesca.barbieri@ilsole24ore.com

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