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Questo articolo è stato pubblicato il 04 settembre 2013 alle ore 06:48.

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MILANO
Quattro miliardi e mezzo nel 2008, uno in più tre anni dopo. I fondi gestiti dalle finanziarie regionali continuano a crescere e sembrano non risentire della crisi che attraversa il Paese. Vero e proprio braccio operativo delle Regioni nello sviluppo economico del territorio, queste strutture nel corso degli anni si sono progressivamente allontanate da strumenti privatistici di compartecipazione del capitale pubblico e privato e in grande maggioranza hanno adottato lo status di società in house, a controllo esclusivo o preponderante delle Regioni. Il loro compito è quello di concorrere allo sviluppo sociale ed economico del territorio attuando programmi e indirizzi regionali.
Attività "vasta", che si declina con modalità diverse sancite da una varietà di impegni previsti negli statuti, ma che in generale riguarda attività e servizi finanziari e servizi di altra natura. Nel primo campo si concentra l'azione di gestione delle misure pubbliche (con l'erogazione di finanziamenti agevolati o contributi a valere sui fondi regionali) ma anche l'attività di intermediazione finanziaria in senso stretto, come la concessione di prestiti e garanzie o la partecipazione diretta nel capitale delle imprese. Nella seconda area vi sono invece i servizi di consulenza sui progetti comunitari, il monitoraggio delle politiche regionali, i progetti di marketing territoriale, le azioni di recupero delle aree industriali dismesse. Se dal punto di vista qualitativo la misurazione dell'azione di queste strutture è complessa, l'Osservatorio della Fondazione Rosselli sul settore offre invece indicazioni precise sugli aspetti quantitativi della gestione, dove in generale per il sistema i risultati sono positivi e la grande maggioranza delle strutture chiude i bilanci in utile con un Roe 2011 mediamente positivo nell'ordine dello 0,5% e punte superiori al 2% per Valle d'Aosta e Piemonte. «Le finanziarie regionali escono bene da questa analisi – spiega il responsabile Finanza e Politiche Pubbliche della Fondazione Rosselli Marco Riva – sia in termini di efficienza sia di redditività e aggiungo che le competenze professionali di tipo giuridico-economico presenti in queste realtà sono preziose perché generalmente poco presenti nella Pubblica Amministrazione. La criticità è invece nell'assetto di governance, che impone rigidità di azione molto forti».
Le attività di controllo sono rilevanti e molteplici e questo deriva dallo status contestuale di società di capitali, pubbliche e finanziarie, con una pluralità di interventi e verifiche da parte ad esempio di Corte dei Conti, Regione e Bankitalia. «È un intreccio complesso – aggiunge Riva – e questo crea oggetti poco flessibili, con vincoli imposti anche dalla spending review, ad esempio nelle assunzioni». Se l'adozione del modello in-house permette di avere una cinghia di trasmissione diretta tra scelte politiche e loro applicazione operativa, questo pone tuttavia vincoli difficilmente superabili dal punto di vista delle possibili aggregazioni e dunque pare improbabile assistere a una semplificazione sovraregionale del sistema.
«Non vedo percorsi di fusione o integrazione in arrivo – spiega Riva – ma questo non significa che non si possano trovare aree di collaborazione, come dimostra l'accordo tra Veneto Sviluppo e Friulia per la Sgr. Lo stesso Osservatorio che abbiamo sviluppato è uno strumento di conoscenza per mettere in contatto le diverse organizzazioni e diffondere le best practice: anche se strutture e statuti sono diversi, in molte aree, come per esempio nella strutturazione di un bando per le imprese, le problematiche da affrontare sono infatti analoghe». E mandare a buon fine un bando, specie in un periodo di crisi, non è marginale per le imprese alla luce della massa di risorse gestite. Dal 2008 al 2011 i fondi transitati attraverso le finanziarie sono infatti lievitati di un miliardo, crescendo in quasi in tutte le regioni. Per le prime cinque realtà, Finaosta, Finlombarda, Finpiemonte, Veneto Sviluppo e Filse la crescita media è stata superiore al 15%, passando da 4 a 4,6 miliardi.
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