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Questo articolo è stato pubblicato il 04 settembre 2013 alle ore 06:48.

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Parlare di svolta è prematuro. Ma certo il segnale lanciato da Friuli Venezia-Giulia e Veneto è importante. Di rado, infatti, la politica nostrana, litigiosa e corporativa, è in grado di realizzare accordi bipartisan in vista di un obiettivo comune. Così, vedere Lega e Pd varare un progetto congiunto per aiutare il sistema delle imprese non può che far piacere, soprattutto perché l'iniziativa coinvolge uno degli assi portanti del nostro tessuto produttivo, in forte difficoltà come il resto del Paese davanti alla più grave crisi dal dopoguerra.

I due governatori, Zaia e Serracchiani, rinunciano a parte della rispettiva "sovranità" provando ad unire le forze per creare una sgr comune. L'obiettivo è aumentare la massa critica della propria azione verso le imprese, creando una maggiore potenza di fuoco dal punto di vista quantitativo e provando ad innovare sul fronte degli strumenti da mettere in campo. Segnale importante, che potrebbe essere colto anche da altre regioni, in un momento in cui le finanziarie territoriali devono in effetti esprimere il massimo delle proprie potenzialità. A dispetto della crisi, queste strutture hanno gestito nell'ultimo triennio una massa crescente di fondi, arrivati ad oltre cinque miliardi nel 2011 ed è dunque fondamentale che tali risorse vengano smistate con trasparenza, rapidità ed efficacia. Il sistema, per la verità, è variegato e sul territorio nazionale, tanto per cambiare, esistono modelli di funzionamento e assetti organizzativi molto diversi, passando da realtà come Veneto Sviluppo e Friulia in cui il ruolo dei soci privati è rilevante ad altre come Finlombarda e Finpiemonte dove invece è proprio la Regione il dominus incontrastato, spesso con il 100% del capitale.

Ma se i modelli diversi, come spiega la Fondazione Rosselli nel suo Osservatorio, rispecchiano in parte le diversità territoriali ed economiche, è importante che nel settore si faccia strada la voglia di scambiare esperienze e collaborare. E da questo punto di vista Veneto e Friuli potrebbero presto essere seguiti da Toscana e Lombardia, con il democratico Rossi che punta a seguire il leghista Maroni nello schema di anticipo dei debiti della Pa alle imprese, gestito attraverso Finlombarda. Quando l'idea è buona, ha spiegato Rossi a un convegno, l'ideologia non conta. Sottoscriviamo.
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