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Questo articolo è stato pubblicato il 22 novembre 2013 alle ore 17:17.
L'ultima modifica è del 22 novembre 2013 alle ore 21:50.

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Jacopo Morelli (Imagoeconomica)Jacopo Morelli (Imagoeconomica)

ANCONA - Una sferzata a pensare in positivo. È quella arrivata dal presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Jacopo Morelli, al mezzo migliaio di persone riunite oggi pomeriggio alla Mole Vanvitelliana di Ancona in occasione dell'VIII Forum interregionale del Centro. «Noi oggi ci ritroviamo in questa condizione di difficoltà senza precedenti perché abbiamo smarrito il senso delle persone», esordisce Morelli riprendendo il titolo del convegno "Si scrive impresa, si legge persone". «In Italia – spiega - la pressione fiscale ha raggiunto un livello che è da confisca e lo dico da cittadino che paga tutte le tasse. Se al centro dell'impresa c'è la persona allora va riconosciuto che il profitto delle imprese è funzionale al benessere delle persone, non dobbiamo vergognarci. Ma la ragioneria serve a tenere in ordine i conti non a vedere le prospettive. Per dare gambe ai sogni delle persone oggi non possiamo esimerci dal mettere in discussione un certo numero di regole che hanno reso difficile in Italia fare delle cose che nel resto del mondo sono semplici».
Il fisco è il primo nodo a finire sul tavolo degli imputati. «Siamo arrivati oltre la linea del Piave, oggi si può solo ridurre la spesa pubblica improduttiva, non c'è più nulla da drenare dalle imprese - sottolinea il presidente tra gli applausi dei giovani industriali di Lazio, Marche e Umbria – perché a forza di fare salassi anche i fisici più forti muoiono». E Morelli replica anche a sindacati e politica che addebitano agli imprenditori la colpa di non creare più lavoro: «Anche avendo leggi più favorevoli, se non ci sono investimenti e non c'è prospettiva di domanda, non solo interna visto che ora si addensano nubi anche sull'orizzonte internazionale, è già tanto se stringendo i denti oltre i livelli di sanguinamento le imprese mantengono i livelli occupazionali».
Sono tutti messaggi di orgoglio imprenditoriale e di voglia di riscatto quelli che emergono dall'ex Lazzaretto di Ancona, non solo dalle generazioni più o meno giovani dell'industria italiana (da Marina Salamon a Giovanni Clementoni), ma anche da alternativi "imprenditori di se stessi", perché sul palco del teatro della Mole si alternano artisti come Giovanni Allevi e Pupi Avati, un'atleta come Valentina Vezzali e un cuoco del calibro di Mauro Uliassi. «In una crisi senza precedenti per durata e intensità che ci ha privato di prospettive, siamo rimasti solo noi come scommessa per il futuro», afferma la padrona di casa, Maria Cristina Loccioni, presidente dei Giovani industriali di Ancona riassumendo il clima di coraggio, passione, impegno e immaginazione che arte e azienda condividono e che oggi sono l'unica via per promuovere una nuova cultura del lavoro e rilanciare imprenditorialità ed economia.

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