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Questo articolo è stato pubblicato il 27 novembre 2013 alle ore 11:25.

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Bologna. «Il futuro della chimica è verde e inclusivo. Il green è un'opportunità per creare sviluppo, aumentare l'accettabilità sociale, i posti di lavoro e creare crescita per tutti, quindi inclusive». Con queste parole il rettore dell'Alma Mater di Bologna, Ivano Dionigi, ha aperto poco fa nell'aula Magna Santa Lucia la sesta Conferenza internazionale Energythink di Eni e Legambiente, dal titolo "Green chemistry, a first step towards bioeconomy".

Un appuntamento che guarda ai giovani studenti e ai ricercatori - di cui la storica sala universitaria di via Castiglione è gremita - nella convinzione che sia nella nuova chimica "ambientalista" la via d'uscita dalla crisi e il futuro economico dell'Italia e del pianeta. La prima società energetica italiana e una delle maggiori associazioni ambientaliste si stringono dunque la mano nella convinzione che la ricerca sia l'elemento chiave per uno sviluppo energetico globale basato su fonti pulite, economiche, non esauribili.
«Il fatto che le commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera abbia avviato ora un'indagine conoscitiva sulle prospettive della chimica verde nel nostro Paese mi fa dire che siamo nel punto giusto al momento giusto», commenta Sabina Ratti, vicepresidente Sostenibilità Eni.

La parola passa ora a Peter Bakker, presidente del World business council for sustainable devolopment, l'organizzazione internazionale che riunisce le imprese leader nello sviluppo sostenibile. Seguirà una tavola rotonda sulla chimica verde e la bioeconomia in Italia con Corrado Clini, dg Sviluppo sostenibile, clima ed energia presso il ministero dell'Ambiente, Catia Bastioni, ceo di Novamont, Stefano Ciafani, vicepresidente Legambiente, Daniele Ferrari, ceo di Versalis e vicepresidente Federchimica. Il pomeriggio sarà dedicato alla sessione scientifica con professori e ricercatori europei a confronto.

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