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Questo articolo è stato pubblicato il 17 aprile 2014 alle ore 12:54.
L'ultima modifica è del 17 aprile 2014 alle ore 18:58.

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Non si arresta la crescita di Mutti - il marchio leader nazionale nelle conserve di pomodoro - anche dopo 115 anni di storia e anche in un settore maturo e stagnante come quello di passate, polpe e concentrati rossi, che lo scorso anno ha visto scendere la produzione industriale del 15 per cento. E se passato e presente della casa conserviera sono un tutt'uno con la terra parmense da cui cresce il pomodoro da lavorare, il futuro abbraccia il Sud Italia, dove Mutti sta rilevando la fabbrica salernitana Fiordagosto e dove punta a replicare la filiera virtuosa agricoltori-azienda che è il vero pilastro su cui si regge, dal 1899, la qualità dei suoi prodotti.

I numeri
Nello stabilimento di Basilicanova di Parma in tre anni l'occupazione diretta è aumentata del 20%, il fatturato è salito di oltre il 25% superando lo scorso dicembre i 170 milioni di euro, tre volte le performance di dieci anni prima. E per quest'anno si è già contrattato con gli agricoltori del distretto del Nord un aumento delle forniture di pomodoro fresco del 12% per la campagna estiva (con compensi del 10% superiori alla media per aggiudicarsi il prodotto di primissima scelta) con la prospettiva di un'analoga corsa per il business. Mentre sono in programma altri 10 milioni di investimenti tecnologici per migliorare la capacità produttiva, dopo i 20 milioni spesati nell'ultimo triennio, per tenere il passo di un export che sta crescendo del 20% l'anno.

L'investimento
Ora la scommessa è a Oliveto Citra (sulle colline salernitane), dove Mutti è sbarcata lo scorso anno affittando l'azienda in crisi Fiordagosto con il duplice obiettivo di arricchire la gamma prodotti con pelati e pomodorini che maturano solo al sole del Sud e assecondare lo sviluppo oltrefrontiera. Mutti ha già firmato un'opzione di acquisto vincolante e solo quest'anno investirà 3 milioni di euro in tecnologie e processi. È il primo passo di "un lungo cammino per riuscire a costruire un forte legame di fiducia con il mondo agricolo locale, presupposto per fare qualità, e arrivare a una standardizzazione del miglioramento qualitativo da portare sul mercato", sottolinea Francesco Mutti, amministratore delegato, pronipote del fondatore Marcellino, che nella campagna 2013 ha trasformato a Oliveto Citra 5mila tonnellate di pomodoro (sulle 200mila totali del gruppo). "Lo stabilimento Fiordagosto ha una capacità produttiva dieci volte superiore. Non conta però quando arriveremo a regime, ma come", ribadisce l'ad.

Dal Sud all'estero
"L'export oggi è al 35% dei volumi, poco meno per fatturato perché scontiamo un mostruoso handicap di banalizzazione delle nostre conserve di pomodoro. Siamo già leader in Svezia, Francia, Austria, Finlandia, stiamo volando in Giappone e Australia e stiamo investendo molto negli Stati Uniti, ma abbiamo un problema di materia prima che limita la crescita. Continuando a questo ritmo in tre anni arriveremo a una metà dei ricavi da esportazioni", spiega la quarta generazione della famiglia che ancor oggi controlla il 95% del capitale. Dal 2011 il 5% delle quote è in mano a Sodica, la management company del gruppo Crédit Agricole specializzata in investimenti nel settore agroalimentare. "Una partnership di medio-lungo termine che abbiamo rinnovato in questi giorni – precisa l'ad - avviata non per esigenze di liquidità o piani ambiziosi di crescita per linee esterne (tutti gli investimenti sono autofinanziati e oggi abbiamo un rapporto Ebitda su indebitamento inferiore a 1,5) ma per costringerci alla trasparenza e al confronto con terzi, aspetti che il capitalismo familiare trascura".

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