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Questo articolo è stato pubblicato il 30 aprile 2014 alle ore 21:03.
L'ultima modifica è del 30 aprile 2014 alle ore 22:07.

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La Procura di Torre Annunziata chiede il rinvio a giudizio per Marcello Fiori, ex commissario di Protezione Civile agli scavi di Pompei, e gli altri cinque indagati dell'inchiesta sui lavori di ristrutturazione del Teatro Grande dell'area archeologica meglio conosciuta e peggio conservata del mondo.

E il gup del Tribunale vesuviano fissa per le repliche del collegio difensivo altre due udienze preliminari, l'ultima delle quali – il prossimo 10 giugno – dovrebbe rivelarsi quella decisiva per comprendere se si andrà a processo per le ipotesi di reato di corruzione, frode, abuso d'ufficio e truffa nell'affidamento e nella gestione di alcuni contratti riguardanti i lavori di messa in sicurezza dopo la dichiarazione, nel 2008, dello stato di emergenza e la nomina dei commissari. Accanto a Fiori, oggi in politica con il ruolo di coordinatore dei Club Forza Silvio ma all'epoca dei fatti commissario straordinario a Pompei, risultano indagati a vario titolo Luigi D'Amora, già direttore dei lavori durante la gestione commissariale, l'imprenditrice Annamaria Caccavo, rappresentante legale della Caccavo srl di Salerno che eseguì i lavori, il progettista esterno della struttura commissariale per le opere finalizzate al rilascio dei certificati di prevenzione incendi Lorenzo Guariniello, Vincenzo Prezioso (progettista esterno per le strutture) e Antonio Costabile (progettista esterno per gli impianti elettrici). Le notifiche dell'inchiesta arrivarono loro a febbraio dell'anno scorso, proprio alla vigilia della visita a Pompei del commissario europeo Johannes Hahn per l'inaugurazione dei primi cantieri del Grande progetto da 105 milioni cofinanziato da Bruxelles. Al centro dell'attività investigativa della guardia di finanza, i lavori di restauro del Teatro Grande, realizzati nel 2010 in fretta e furia (con conseguente lievitazione dei costi) per arrivare puntuali all'appuntamento con il cartellone estivo del San Carlo che sarebbe andato in scena all'interno degli scavi. Sempre la Procura torrese guidata da Alessandro Pennasilico ha espresso intanto parere favorevole alla richiesta di utilizzo del Teatro Grande avanzata dal commissario prefettizio che regge il comune di Pompei. L'antico impianto sarà restituito da quest'estate alla fruizione del pubblico con la programmazione di nuovi spettacoli. Mentre nelle aule di Tribunale si fa i conti con il recente passato, a Pompei prende intanto forma il futuro o ciò che dovrebbe essere: è pronta infatti la squadra di 26 esperti (dovevano essere in 27, ma uno ha rinunciato) che da lunedì obbedirà agli ordini del direttore generale di progetto Giovanni Nistri per velocizzare la spesa dei fondi europei. Intanto nell'area archeologica si segnala l'ennesimo fatto di cronaca, stavolta quasi surreale: violenta lite, all'ingresso del Lupanare, tra un funzionario del ministero dei Beni culturali, in visita privata con un gruppo di amici, e una guida turistica che scortava una comitiva di turisti. Si partiva da futili motivi, si è arrivati a spintoni e parole pesanti. Segno di come a Pompei qualsiasi situazione possa rapidamente arrivare a trascendere.

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