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Questo articolo è stato pubblicato il 16 maggio 2014 alle ore 18:21.
L'ultima modifica è del 16 maggio 2014 alle ore 21:39.

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L'Alto Adige guarda all'Europa, perché «troppo spesso ci si rende conto di qualcosa solo quando questa viene a mancare»: Stefan Pan, presidente dell'associazione industriali di Bolzano (470 associate che danno lavoro a 30mila persone), apre un'assemblea che manda un messaggio chiaro: "La nostra casa è l'Europa, il nostro mercato è il mondo" è il titolo prescelto. «Dove saremmo senza il mercato unico, che dà la possibilità alle nostre imprese di operare senza barriere all'interno del maggior spazio economico mondiale? O senza quella libertà di movimento, senza le infrastrutture transnazionali, senza il riconoscimento reciproco dei titoli di studio che permette ai nostri figli di spostarsi velocemente, conoscere nuove lingue e nuove culture e diventare sempre più internazionali? E dove saremmo senza l'euro, senza la nostra moneta unica che dal 2002 a oggi ha garantito una stabilità di prezzi che nemmeno il marco tedesco era mai riuscito a assicurare? Il Centro studi di Confindustria ha dato una risposta a questa domanda: all'Italia uscire dall'euro costerebbe - nella migliore delle ipotesi - il 30% del proprio Pil nazionale. Lo scenario più realistico prevede un tracollo del 40%», spiega.

Nonostante il periodo difficile, la provincia ha visto una crescita: «Nel 2009 l'export del nostro territorio valeva appena 2,7 miliardi. Seguono i quattro anni della crisi economica più profonda che abbiamo conosciuto dal dopoguerra. Oggi abbiamo superato i 3,8 miliardi. Più dell'80% di questo aumento deriva dai prodotti manifatturieri: è anche grazie a questi numeri che comprendiamo il valore delle nostre imprese. L'istituto di statistica provinciale ha appena certificato che tra il 2007 e il 2013, l'economia altoatesina è rimasta in stagnazione. Chiediamoci dove saremmo senza la crescita dell'export».

E nonostante il valore creato dalle aziende e dai loro collaboratori, i problemi sono gli stessi degli altri territori: «È molto difficile competere col resto del mondo – sottolinea Pan – con un costo del lavoro che per l'impresa è alto ma che per il collaboratore si traduce in uno stipendio netto molto più basso rispetto a quanto avviene nei Paesi vicini; è molto difficile competere quando l'energia costa il 30% in più rispetto all'Europa e tre volte tanto quella pagata negli Stati Uniti; è difficile avere a che fare con una burocrazia asfissiante che arriva all'assurdità di chiedere documentazioni per ogni passo che si fa in azienda; è difficile dare un'occupazione ai nostri giovani senza una riforma del mercato del lavoro che sia ancora più coraggiosa e che metta al centro la fiducia nelle imprese. Serve una regolamentazione ancora più semplice, a partire da un contratto di inserimento meno rigido: così creiamo lavoro, perché non c'è azienda che assume con il fine di licenziare».

Uno sguardo a Bruxelles e uno a Roma, ma non poteva mancare un riferimento al recente scandalo dei vitalizi d'oro in Alto Adige: «Senza trasparenza, senza dialogo, senza impegno per il bene comune non si può fare buona politica. Ma questi ultimi mesi ci hanno mostrato anche che non è impossibile fare buona e nuova politica. La Giunta provinciale in poco più di cento giorni di attività ha gettato le basi per ridefinire completamente il bilancio provinciale. La sosterremo perché non possiamo permetterci un bilancio in cui l'84% delle risorse è intoccabile, perché si tratta di spesa corrente o frutto di decisioni del passato. Questa Giunta ha gettato le basi per una politica fiscale completamente nuova, abbandonando la logica insostenibile dei contributi a pioggia per puntare sugli sgravi fiscali per imprese e famiglie. La direzione è quella che indichiamo da tempo, e spingeremo affinché su questa direzione si continui a lavorare con serietà e competenza. Spingeremo sulla strada della semplificazioni. E spingeremo affinché l'Alto Adige sfrutti appieno una delle sue ricchezze maggiori, la possibilità di produrre sul territorio più energia di quanto ne venga consumata».

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