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Questo articolo è stato pubblicato il 25 giugno 2010 alle ore 08:03.
A un anno dalla sua morte abbiamo ancora il giro di basso di Billie Jean nelle orecchie. Forse più di prima. Michael Jackson è morto ma la sua musica - fortuna degli artisti - no. L'abbiamo sentita in tutte le radio, dalla macchina più vicina ai semafori, nei centri commerciali, i villaggi vacanze, in tv, su YouTube. Negli oltre 31 milioni di album che il "Re del pop" ha venduto dopo quella drammatica notte nella casa di Holmby Hills, a Los Angeles, finita tra le braccia di un medico ora sotto processo.
Lo sgomento e il senso di vuoto lasciato in un mondo, quella della musica, che ha sentito la voragine aprirsi un pezzetto di più ogni scena del film «This is It», dove si è visto un Michael Jackson molto più in forma del previsto, ha preso la forma dell'inquietudine. Chi ripagherà i suoi debiti? Che fine faranno i figli? E' stato ucciso? Un anno dopo alcune di queste domande hanno trovato una risposta. A partire dalla disastrosa situazione finanziaria.
Secondo il Wall Street Journal il re del pop ha "guadagnato" 200 milioni di dollari da morto, permettendo a John Branca, storico avvocato di Jackson, e John McClain, veterano dell'industria della musica e suo vecchio amico, di ripagare decine di milioni di debiti. La Sony, casa discografica di Jackson, dallo scorso 25 giugno ha venduto 31,5 milioni di album garantendo al fondo del cantante 125 milioni di dollari in royalties. Un nuovo album di canzoni inedite è previsto per novembre. Il film "This is it", fatto con immagini del backstage di quello che sarebbe passato alla storia come uno degli spettacoli musicali più maestosi, ha garantito altri 60 milioni, ai quali vanno aggiunti 35 milioni dalla Mijac, l'azienda che controlla il copyright della sue canzoni, 11 milioni in dividendi dalla Sony/Atv Music Publishing, che controlla, fra gli altri, i diritti dei Beatles, e 10 milioni da tv e merchandise. Il debito totale ammontava però a 500 milioni. Restano dunque 300 milioni di dollari che fanno capo a Barclays. Per ottenere il prestito, Jackson aveva utilizzato come collaterale il 50% nella Sony/Atv Music Publishing. I manager che gestiscono il fondo hanno avviato trattative con la banca per rifinanziare il prestito, ma ci vorrà tempo.









