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Questo articolo è stato pubblicato il 03 agosto 2010 alle ore 18:47.
E' più importante la macchina o il pilota? La domanda è vecchia quanto la Formula Uno, eppure non smette di appassionare e di fare discutere. Troppo facile vincere con bolidi imprendibili? E, allora, perché con lo stesso mezzo c'è chi trionfa e chi se la cava appena?
Non avesse guidato la Ferrari di quegli anni, Schumi non avrebbe probabilmente vinto i 5 titoli consecutivi tra il 2000 e il 2004. D'altra parte, è senz'altro vero anche il contrario. Senza un campione del suo calibro un dominio del genere sarebbe stato impensabile. Il pilota conta, eccome. Basta pensare al miracolo compiuto domenica scorsa da Alonso su di una Ferrari nettamente più lenta delle Red Bull.
Ma quando si parla di macchina non si deve intendere solo la monoposto, quanto piuttosto tutta la scuderia. I meccanici, le strategie messe in atto durante la gara, le scelte tecniche e l'impostazione del lavoro di un'intera stagione. E allora c'è un'altra domanda da porsi. La Ferrari che ha dominato la Formula Uno nell'era Schumacher sarebbe stata la stessa senza Jean Todt? Ovviamente no. Perché fu esattamente con il suo arrivo, nel luglio del '93, che per il Cavallino incominciò un percorso di rinascita. Fu lui, con l'aiuto di Ross Brawn e del tecnico Rory Byrne, oltre che naturalmente di Schumi, a mettere in atto la ricostruzione che avrebbe trasformato una scuderia in crisi nera nella squadra più vincente della F1.
Già, perché il vero uomo-chiave di ogni casa automobilistica è proprio il team manager. Dalla programmazione del campionato, alle strategie di gara, fino al rapporto con i piloti è lui che deve tenere le redini della scuderia. Non a caso, proprio alla Ferrari, la mancanza di un leader come Jean Todt si sta facendo sentire parecchio. Con tutto il rispetto per il lavoro di Stefano Domenicali (che oltretutto i suoi risultati li sta anche ottenendo) la disorganizzazione vista in alcuni momenti del campionato non era uno spettacolo al quale eravamo abituati durante la gestione del francese. Ma Todt non è l'unico ad aver legato il suo nome al successo di una grande scuderia. Ron Dennis, prima di essere risucchiato dallo scandalo della "spy-story" che pose fine alla sua carriera, portò la McLaren a vincere ben 10 campionati piloti e 7 titoli costruttori. Dalla nascita del suo team (il Project 4) all'ingaggio di Niky Lauda, che gli avrebbe regalato il primo oro nell'84, la gestione di Dennis si rivelò subito vincente.







