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Questo articolo è stato pubblicato il 15 settembre 2010 alle ore 17:17.
È ormai scontro aperto tra la Francia e l'Unione europea sulla questione dei rimpatri dei rom. Dopo l'annuncio di ieri del commissario alla Giustizia, Viviane Reding, della possibile apertura di una procedura di infrazione , e le prime manifestazioni di «stupore» dell'Eliseo, il presidente francese è oggi passato al duro attacco.
«Se il Lussemburgo se li vuole prendere, non c'è problema» ha detto senza mezze parole Sarkozy secondo la sintesi fornita da alcuni senatori presenti a un pranzo di lavoro. «È scandaloso che l'Europa parli in tal modo di quello che la Francia sta facendo». «Il commissario europeo abita a Lussemburgo, che è molto vicino alla Francia, e noi saremmo molto felici se il Lussemburgo possa accogliere qualche rom». Immediata la reazione del Lussemburgo: «L'associazione della nazionalità del commissario con il Lussemburgo da parte di Nicolas Sarkozy è in malafede», ha avvertito il ministro degli Esteri.
Martedì, la commissaria alla Giustizia Europea, Reding, aveva condannato veementemente una circolare emessa dal ministero dell'Interno francese, e poi sostituita, che citava espressamente i rom per le espulsioni: «Pensavo che l'Europa non avrebbe più assistito a questo tipo di situazioni dopo la seconda guerra mondiale».
Una polemica che ormai sicuramente focalizzerà l'attenzione del Consiglio europeo di Bruxelles di domani e sulla quale iniziano a posizionarsi i paesi. «Sostengo Nicolas
Sarkozy» ha detto Silvio Berlusconi anticipando che Italia e Francia faranno fronte comune per «scuotere l'Europa». «L'Europa - ha detto Berlusconi in un'intervista a Le Figaro -
non ha ancora compreso che quello dei rom non è un problema unicamente francese o italiano, greco o spagnolo. Il presidente Sarkozy, invece, ne è pienamente cosciente». E «la Reding - ha aggiunto - avrebbe fatto meglio a trattare la questione in privato con i dirigenti francesi prima di esprimersi pubblicamente come ha fatto».
Nel confronto a distanza tra la Commissione Ue e Francia la Germania invece si è schierata con Bruxelles. Il diritto di circolazione all'interno dell'Unione Europea è «incondizionato» e «nessuna discriminazione è consentita nei confronti delle minoranze etniche», ha detto il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, durante una conferenza stampa.







