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Bossi: elezioni? Rischio immigrazione ci aiuta. Maroni: vogliamo il sostegno dell'Ue

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Questo articolo è stato pubblicato il 23 febbraio 2011 alle ore 18:30.

Il rischio di elezioni anticipate è alle spalle? Umberto Bossi aggira la domanda ma, ai cronisti che lo interpellano a Montecitorio, consegna poche ed efficaci parole. «Il rischio immigrazione aiuta Berlusconi e anche noi, almeno penso». Insomma, per il Senatur la crisi che sta investendo i paesi del Maghreb avrebbe un effetto certo: quello di allungare, almeno per il momento, la vita al governo. Che oggi, guardando al precipitare della situazione in Libia, è tornato a chiedere il sostegno dell'Unione Europea. Lo ha fatto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nella sua informativa urgente alle Camere, ma anche il suo collega dell'interno, Roberto Maroni, che oggi ha riunito nella capitale i ministri dei paesi europei direttamente sollecitati dalla crisi del Mediterraneo.

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Maroni: da inizio crisi in 6.300 sulle nostre coste
Proprio il titolare del Viminale, al termine della riunione, snocciola qualche cifra. «Dall'inizio della crisi a questa mattina - ha spiegato Maroni - sono arrivati in Italia 6.300 immigrati, 6.200 dei quali tunisini. Sono molto pochi quelli che hanno fatto domanda d'asilo, tutti gli altri saranno trattenuti nei centri di identificazione e di espulsione fino a quando non otterremo il nullaosta al rimpatrio dalla Tunisia». Il ministro ha quindi aggiunto che l'Italia proseguirà nella sua politica della «massima accoglienza per chi ne ha diritto ma, anche, della massima severità per i clandestini». L'esponente del Carroccio è poi tornato anche sulle parole pronunciate ieri da Bossi («gli immigrati? Li manderemo in Francia o in Germania»). «Era solo una battuta - precisa il ministro. Non vogliamo certo scaricare il problema sugli altri paesi e tantomeno su quelli amici».

Ricognizione in ogni regione per fronteggiare l'emergenza flussi
L'Italia, però, non intende accollarsi da sola le conseguenze della crisi maghrebina e sollecita un intervento della comunità internazionale. «Stime fatte da rappresentanti della Lega Araba parlano di 200-300mila migranti pronti a partire dalla Libia e noi ci stiamo preparando per sopportare l'impatto - ha poi spiegato il ministro dell'Interno -. Possiamo farlo ma non per lungo tempo, l'Unione Europea ci deve aiutare». Per questo il ministro ha avviato una ricognizione «di tutte le aree, gli edifici e le strutture che potrebbero essere utilizzati nell'emergenza». Ma serve un coordinamento. Per questo il confronto voluto da Maroni ha messo nero su bianco le richieste che verranno presentate domani al Consiglio dei ministri europei dell'Interno in programma a Bruxelles: un «sistema europeo di asilo comune e sostenibile», la «condivisione degli oneri» derivanti dall'emergenza, un «fondo di solidarietà» europeo per gestire l'immigrazione. Proposte concrete su cui domani a Bruxelles Italia, Francia, Spagna, Grecia, Malta e Cipro, proveranno a muoversi con una voce sola nel tentativo di ricevere risposte rapide dall'Unione Europea.

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Frattini: Ue gestisca flussi o si rompe solidarietà
Insomma, a Bruxelles il governo chiamerà gli altri paesi a un'assunzione collettiva di responsabilità. Lo ha detto a chiare lettere anche il ministro Frattini intervenendo nel pomeriggio al Senato. «La voce dell'Italia che Maroni porterà a Bruxelles è che l'Europa prenda il coordinamento e la gestione di un eventuale impatto del flusso migratorio che Italia, Malta e Grecia da soli non potranno sopportare. Io, che sono un convinto europeista, credo che ci voglia più Europa, ma se si dice no a Italia, Malta e Grecia, allora si rompe il pilastro della solidarietà europea». Lo stesso appello che stamane aveva lanciato dall'aula di Montecitorio.

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