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Questo articolo è stato pubblicato il 06 maggio 2011 alle ore 19:04.

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Era da settimane che i rapporti tra il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e la Guida suprema Ali Khamenei erano tesissimi per via del licenzimanto del ministro dell'intelligence Heydar Moslehi. Poi venerdì è arrivata la mossa in puro stile khomeinista, di cui Khamenei è pur sempre il successore, di una retata di polizia.

Alcuni stretti collaboratori del presidente iraniano, Ahmadinejad, sono stati arrestati con l'accusa di usare poteri soprannaturali e di invocare gli spiriti per promuovere le sue politiche presso la Guida suprema del Paese, l'ayatollah Ali Khamenei. Un'accusa medioevale e palesemente assurda.
Tra gli arrestati figura anche il capo di gabinetto di Ahmadinejad, Esfandiar Rahim Mashaei, suo consuocero (il figlio ha sposata la figlia del presidente) e possibile candidato presidenziale al posto di Ahmadinejad che dopo due mandati non potrà ricandidarsi se non fermandosi un turno. Il sito iraniano Ayandeh, descrive uno degli arrestati come «un uomo con poteri speciali nel campo della matafisica e legami con l'ignoto». Insomma una sorta di stregone del XXI secolo.

Il sito sottolinea come gli arresti siano stati eseguiti in un momento di forte contrasto tra il presidente e la Guida suprema, che avrebbe chiesto a diversi parlamentari di avviare una procedura di impeachment contro Ahmadinejad. Il presidente è molto nervoso ed è tornato in ufficio nel suo palazzo-bunker in pieno centro di Teheran vicino a Piazza Pasteur solo domenica scorsa, dopo 11 giorni di protesta contro la decisione di Khamenei di reintegrare il ministro dell'intelligence, Heydar Moslehi a cui Ahmadinejad aveva chiesto di rassegnare le dimissioni e sparire ma non si aspettava che Khamenei avrebbe difeso Moslehi fino a smetirlo.
Fino ad oggi, il braccio di ferro continua visto che Ahmadinejad non ha ufficialmente accettato il diktat della Guida suprema: alla sua prima riunione di governo, il ministro era assente.

I collaboratori di Khamenei puntano il dito soprattutto contro il capo di gabinetto di Ahmadinejad. «Oggi è Mashaei il vero presidente - ha detto un suo rappresentante della Guardia rivoluzionaria, Mojtaba Zolnour - Ahmadinejad si è aggrappato a una fune marcia facendo affidamento su Mashaei».
Secondo l'analista David Ignatius del Washington Post dietro la lotta al vertice in atto a Teheran tra il Leader Supremo e il presidente Ahmadinejad, c'è un tentativo di aprire un canale di mediaziazione con gli Stati Uniti da parte di Mashai senza l'autorizzazione di Khamenei. La questione dei rapporti con gli Usa in Iran è letteralmente esplosiva dopo che ai tempi del presidente americano Jimmy Carter il 4 novembre del 1979 ci fu la presa di 52 ostaggi americani all'ambasciata Usa a Teheran per 444 giorni e da quel momento tra i due paesi vennero interrotti i rapporto diplomatici.

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