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Questo articolo è stato pubblicato il 07 maggio 2011 alle ore 15:58.

Nonostante la no-fly zone decisa dalla Nato, l'esercito libico è riuscito a organizzare un raid aereo e a bombardare Misurata, privando la città delle sue riserve di combustibile. Aerei dell'esercito di Muammar Gheddafi hanno bombardato quattro depositi di petrolio nei dintorni della città, provocando un enorme incendio che si è esteso ad altri quattro siti petroliferi. Lo rende noto un portavoce dei ribelli, Ahemd Hassan, spiegando che l'attacco è stato condotto a Qasr Ahmed, vicino al porto della città sul Golfo della Sirte, da settimane assediata dalle truppe del Colonnello.

«Quattro depositi sono andati completamente distrutti e le enormi fiamme si sono propagate ad altri quattro siti - dichiara Hassan - Non siamo in grado di spegnerle perché non abbiamo gli strumenti». Secondo quanto dichiarato, i ribelli avevano informato la Nato della presenza degli aerei prima dell'attacco, senza però ottenere risposta. I ribelli del Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi hanno inoltre accusato Gheddafi di usare elicotteri camuffati con emblemi della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa per posare mine nel porto di Misurata.

La Nato si è limitata a confermare che alcuni elicotteri hanno sorvolato giovedì sera la città in violazione della no-fly zone ma non hanno confermato che portassero l'insegna della Croce Rossa anche se considera questo «un elemento preoccupante». Da Ginevra, al quartier generale dell'organizzazione, riferiscono di aver ricevuto simili segnalazioni ma di non poter confermare la notizia anche perchè la Croce Rossa Internazionale non ha al momento uomini sul terreno.

Capi tribù libici vicini al regime, intanto, hanno chiesto un'amnistia generale per tutti i combattenti coinvolti nella rivolta contro Muammar Gheddafi ma hanno bollato gli insorti come «traditori» e hanno assicurato che loro non abbandoneranno mai il rais. In un incontro tenutosi a Tripoli, la Conferenza nazionale delle tribù libiche, riferisce il sito di Al Jazeera, ha auspicato «un'amnistia generale che includa tutti coloro che sono coinvolti nella crisi e hanno preso le armi» per avviare una «nuova era di pace e di perdono».

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