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Questo articolo è stato pubblicato il 21 luglio 2011 alle ore 16:39.

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Afghanistan, due cerimonie di transizione ad Herat (Epa)Afghanistan, due cerimonie di transizione ad Herat (Epa)

Le truppe italiane non se ne andranno subito da Herat, il capoluogo dell'Afghanistan Occidentale e dell'omonima provincia che dal 2005 è presidiata dal contingente di Roma, ma con la doppia cerimoniadi oggi le forze di sicurezza afghane assumono ufficialmente le redini di un'area dove la minaccia è rappresentata soprattutto dalle azioni terroristiche suicide.

Come quella che il 30 maggio ha colpito la base italiana di Camp Vianini, sede del reparto che cura la ricostruzione di infrastrutture civili, il Provincial Reconstruction Team. Un blitz che da un lato ha dimostrato la vivacità dei talebani ma dall'altro ha messo in luce le capacità acquisite dalle forze locali che in città schierano circa 4 mila tra soldati e poliziotti che non sono solo prontamente intervenuti ma in pochi giorni hanno individuato e smantellato due cellule terroristiche.

Non a caso le cerimonie di questa mattina si sono tenute una nella base alleata di Camp Arena all'aeroporto di Herat e l'altra nella base militare afghana di Camp Zafar (Vittoria), pochi chilometri a sud della città sede del comando del 207° Corpo d'armata.

Alla prima ha partecipato anche il Ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, che nei mesi scorsi aveva accompagnato una delegazione di imprenditori a Herat interessati ai progetti di sviluppo che prevedono di potenziare l'aeroporto civile per farlo diventare internazionale e costituire un hub cargo in grado di favorire l'export, soprattutto del pregiato marmo delle cave che circondano la città afghana. La presenza di Romani testimonia l'auspicio che i rapporti con l'Afghanistan riguardino in futuro più gli affari che la Difesa.
il Comandante della Regione Ovest e della brigata paracadutisti Folgore, il generale Carmine Masiello, negli ultimi mesi aveva più volte evidenziato i progressi conseguiti dalle forze locali e l'importanza del processo di transizione.

Nessuno parla di riduzione delle forze ma il processo in atto in prospettiva consentirà di liberare forze militari italiane rendendole disponibili per il rimpatrio o il rafforzamento di altri settori ancora caldi. Nella provincia di Herat opera una delle quattro task force da combattimento italiane. La Task force centre, impegnata con presidi e pattuglie anche in aree periferiche come la Zerko Valley e alcuni distretti a nord della città ancora turbolenti. Tra alcuni mesi questa unità, composta attualmente da 500 bersaglieri dell'11° reggimento, potrebbe essere il primo reparto da combattimento a risultare non più necessario, specie se proseguirà il potenziamento delle forze locali. In prospettiva anche il Prt (composto da circa 400 militari) potrebbe venire soppresso lasciando il compito di realizzare infrastrutture civili a organizzazioni civili e alla Cooperazione.

Nel complesso l'autonomia raggiunta dagli afghani a Herat e provincia potrebbe rendere superflui circa un migliaio di soldati italiani anche se la Difesa non prevede al momento nessuna riduzione della forza, attualmente composta da 4.200 militari, almeno fino alla fine dell'anno.
Dopo la provincia di Bamyan, primo territorio afghano interessato alla transizione, ieri si sono tenute cerimonie simili a quella di Herat anche a Laskar Gah e Mazar-i-Sharif, due città importanti presidiate da truppe britanniche e tedesche ora ufficialmente sotto il controllo degli afghani.
Il passaggio di consegne è coinciso con due attentati. Uomini armati hanno attaccato un commissariato di polizia a Kandahar uccidendo quattro poliziotti, tra cui il comandante della stazione, in uno scontro a fuoco durato nove ore. A Mazar-i-Sharif, nel nord, una bici-bomba ha ucciso cinque civili, tra cui un bambino, e ne ha feriti altri 12.

Fra i sette distretti e province che stanno passando sotto il controllo afghano Lashkar Gah, capoluogo della calda provincia di Helmand, è quella che desta maggiori preoccupazioni nelle autorità ed è considerata un test per la capacità delle forze di sicurezza di Kabul di gestire la situazione. Ne hanno discusso ieri sera a Kabul il nuova comandante dell'Isaf il generale dei marines John R. Allen, e il presidente afghano, Hamid Karzai.

Un comunicato del palazzo presidenziale ha precisato che il vertice si è occupato non solo di fare il punto sulla transizione ma ha esaminato anche le recenti tensioni alla frontiera afghano-pachistana dopo gli scambi di colpi d'artiglieria che hanno indotto i due Paesi a istituire comunicazioni costanti per prevenire incidenti. Le scaramucce sono dovute soprattutto alla presenza di milizie talebane sui due lati della frontiera e ad operazioni anti-insurrezionali condotte dai due eserciti e quasi mai coordinate tra loro. Le tensioni nei rapporti tra Kabul e Islamabad riflettono però anche la profonda crisi in atto nelle relazioni tra Stati Uniti e Pakistan. Il generale Allen, che da qualche giorno ha preso il posto del generale David Petraeus, ha ribadito che «ci aspettano giorni duri» e che «si tratterà di sfide molto pesanti».

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