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Questo articolo è stato pubblicato il 18 settembre 2011 alle ore 16:47.

Un «vizietto» che si trasforma in un macigno per le imprese e le attività produttive. La pubblica amministrazione non paga o se paga lo fa in grandissimo ritardo. Quanto? Per una Pmi su due i tempi si allungano oltre l'anno secondo la Confapi. Per le imprese di costruzione - segnala invece l'Ance, l'associazione di categoria - la media si attesta all'incirca sui quattro mesi (114 giorni).
Il tutto nonostante esistano norme che dovrebbero superare questo annoso problema che secondo le stime finora circolato vale 60-70 miliardi di euro di crediti non pagati. Allora qual è il problema? In qualche caso mancano le disposizioni attuative, in altri le imprese non possono tutelarsi neanche in via giudiziaria come accade, ad esempio, per le Regioni in extra-deficit finanziario.
L'onda dei ritardi ormai si sta sempre più consolidando. L'indagine della Confapi ha rilevato che sei Pmi su dieci hanno riscontrato, negli ultimi quattro anni, un allungamento dei tempi medi per i pagamenti. E appunto una su due denuncia addirittura ritardi superiori ai 12 mesi. Un bollettino quasi di guerra, visto che questa lentezza si ripercuote sulla capacità delle aziende di restare in vita in un contesto economico tutt'altro che facile. Secondo quanto riporta l'ultimo Osservatorio congiunturale dell'Ance, l'82% delle aziende delle costruzioni subisce ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Il 97% delle imprese di costruzioni indica, inoltre, che non c'è stato nessun miglioramento rispetto alle difficili condizioni del 2010. Lo scorso anno era "solo" la metá delle imprese a segnalare aumenti di ritardo rispetto all'anno precedente, negli ultimi mesi addirittura il 77% delle imprese del settore ha evidenziato l'acuirsi del problema.
La situazione oltreconfine
Non c'è proprio paragone con quello che succede all'estero, e non così tanto lontano dai confini italiani. Un recente studio di I-com (Istituto per la competitività) mostra come l'ordine di grandezza negli altri Paesi sia tutt'altro: 19 giorni nel Regno Unito, 65 giorni in Spagna, 21 giorni in Francia e 11 giorni in Germania, con una media Ue di 27 giorni. «La principale conseguenza di questi ritardi è la mancanza di liquidità nelle casse delle imprese fornitrici - sottolinea lo studio - Ne consegue, anzitutto, la difficoltà nell'onorare i pagamenti ai propri fornitori e, in subordine, l'impossibilità di porre in essere gli investimenti necessari senza dover ricorrere a forme di finanziamento. Il ritardo dei pagamenti della Pa trasferisce infatti alle imprese fornitrici il problema di liquidità del settore pubblico». Ma non finisce qui. Perché le imprese fornitrici devono rivolgersi alle banche per ottenere prestiti e onorare i propri programmi di spesa, questo determina - sempre secondo I-com - un extracosto di 1,9 miliardi di euro all'anno.
A pesare, molto spesso, sono i vincoli del patto di stabilità. Non a caso le imprese di costruzione indicano Comuni, Province e Regioni tra i principali responsabili dei ritardi.
Il decreto "fantasma"
Ma le tutele? Dal 1° gennaio scorso si doveva sbloccare un meccanismo di compensazione tra crediti vantati e debiti iscritti a ruolo. La manovra dell'estate 2010 (Dl 78, convertito dalla legge 122) prevedeva, infatti, che «i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati nei confronti delle regioni, degli enti locali e degli enti del Servizio sanitario nazionale per somministrazione, forniture e appalti, possono essere compensati con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo». Un meccanismo, però, rimasto solo sulla carta. Ad attivarlo sarebbe servito un decreto attuativo di cui si attende ancora l'emanazione. Mentre vale la pena di ricordare che il provvedimento blocca-compensazioni per i debiti non pagati e iscritti a ruolo oltre i 1.500 euro è arrivato a febbraio scorso.
Così nel corso della conversione dell'ultima manovra di Ferragosto si era cercata un'altra soluzione. Un emendamento presentato in commissione Bilancio al Senato puntava a stabilire che, in caso di mancato pagamento dei crediti sei mesi dopo la scadenza, sarebbe stato possibile chiedere alla Pa la certificazione delle somme dovute, con la possibilità di cedere il credito alle banche. Solo che, soprattutto per i problemi di copertura, la correzione non è passata.
L'ultima spiaggia
E allora? Mentre si studia una proposta di legge bipartisan (tra i promotori il senatore ex Pd e ora nel gruppo misto, Nicola Rossi, e la collega del Pdl, Anna Cinzia Bonfrisco), l'ultima vera speranza è legata al recepimento della direttiva comunitaria che impone tempi certi per rispettare gli obblighi verso i fornitori privati da parte dei committenti pubblici. C'è tempo fino a marzo 2013, sempre che per molte imprese non sia troppo tardi.
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