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Questo articolo è stato pubblicato il 10 ottobre 2011 alle ore 17:05.

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"Il giorno 10 ottobre, alle 6.45 ora italiana, alle coordinate geografiche 12° 34.67N 061° 48.86E, a circa 620 miglia ad est dalle coste della Somalia, la motonave "Montecristo" ha lanciato un allarme sicurezza per un attacco di pirateria". Con questo comunicato l'armatore D'Alesio di Livorno

ha reso noto l'arrembaggio effettuato dai pirati somali al mercantile "Montecristo", nuovissimo cargo da 56.000 tonnellate costruito in Corea del Sud e impiegato sulle grandi rotte internazionali per la movimentazione di carichi di minerali, carbone e grano. "Dall`ultima comunicazione ricevuta dal Comandante risulta che la nave è stata attaccata da un barca con cinque persone armate a bordo. Il comandante ha subito messo in atto la procedura di sicurezza prevista per evitare l`attacco".

L'assenza di ulteriori comunicazioni da parte dell'equipaggio sembra indicare che l'attacco dei pirati ha avuto buon fine ma l'equipaggio potrebbe essersi barricato all'interno delle sale d'emergenza blindate istituite sui mercantili proprio per consentire di sfuggire agli assalti dei predoni del mare.

Sulla scia della nave, proveniente da Liverpool e diretta in Vietnam, si dirige a tutta forza una nave da guerra della Nato inviata dai contrammiraglio italiano Gualtiero Mattesi che a bordo del cacciatorpediniere lanciamissili Andrea Doria guida la Task force 508 incaricata del contrasto ai pirati somali nell'ambito dell'operazione Ocean Shield.

L'equipaggio della Montecristo è composto da 23 uomini: sette italiani (il comandante, due ufficiali e 4 addetti alla sicurezza disarmati), sei ucraini e dieci indiani. Salgono così a 18 i marittimi italiani prigionieri dei pirati somali dopo i sequestri della petroliera Savina Caylyn (5 italiani e 17 indiani d'equipaggio) l'8 febbraio scorso e del cargo Rosalia D'amato (6 italiani e 15 filippini), il 21 aprile. Per il rilascio delle due navi sono in corso da mesi inconcludenti negoziati mentre nelle scarne comunicazioni con le famiglie consentite dai sequestratori gli equipaggi hanno denunciato in più occasioni violenze, problemi di salute e pessime condizioni di detenzione. I sequestri delle navi italiane, intorno ai quali la Farnesina ha chiesto ripetutamente il silenzio stampa, sono molto lunghi rispetto a quelli di navi di altri Paesi sequestrate di pirati somali. I due mercantili, in mano ai criminali rispettivamente da otto e sei mesi, vengono monitorate periodicamente dalle navi militari italiane nell'Oceano Indiano, attualmente il solo Andrea Doria, e per il loro rilascio i pirati avrebbero chiesto riscatti superiori ai 10 milioni di dollari. L'Italia ha finora rinunciato a lanciare blitz con le forze speciali della marina per evitare di mettere a rischio la vita degli ostaggi. Dopo gli accordi stipulati tra Confitarma e Marina Militare il 20 settembre la norma che consente agli armatori di imbarcare sui cargo Fanti di Marina o guardie private armate è stata inserita nel decreto che ha rifinanziato le missioni all'estero ma nella pratica le nuove misure di sicurezza non sono ancora operative in attesa dei regolamenti attuativi.

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