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Questo articolo è stato pubblicato il 13 dicembre 2011 alle ore 16:43.
Marcegaglia sottolinea che un'Europa improntata solo all'austerità è destinata a una recessione prolungata ed esorta il presidente francese Nicolas Sarkozy a premere di più per convincere il cancelliere tedesco Angela Merkel a "fare un gesto" a favore della crescita. "Il presidente francese – afferma - dovrebbe cercare di trasferire l'attenzione sulla crescita economica e su strumenti europei comuni come gli eurobond".
"La Merkel deve comprendere che non può restare sulla sua posizione rigida. La paura di dover pagare per gli altri è nettamente meno giustificata". Molti governi sono cambiati, l'Italia ha adottato un piano di risparmi molto severo e molto strutturale. "La Germania sia rassicurata, siamo tutti pronti ad accettare l'unione di bilancio e le sanzioni automatiche". Sarkozy deve cercare di convincerla a fare un gesto, "altrimenti ciò resterà una posizione tedesca. Parigi e Berlino sono certo il motore dell'Europa, ma in un momento così complesso questa relazione bilaterale deve aprirsi a una discussione più ampia, più europea, in particolare all'Italia, governata ormai da un presidente del Consiglio dal profilo molto europeo".
L'accordo "salva-euro" raggiunto venerdì scorso al vertice Ue di Bruxelles – con il no della Gran Bretagna – punta a rafforzare la disciplina di bilancio nell'eurozona, ma non ha placato le paure immediate dei mercati.
E la stampa inglese dà spazio alle critiche. Sul Financial Times, l'economista Stephen King spiega "perché l'accordo dell'eurozona fallirà". Fallirà perché "non offre nessuna spiegazione su come, precisamente, il surplus delle partite correnti della Germania sarà riciclato se i Paesi del Sud percorrono la strada del rigore fiscale". Ci sono solo due modi per far calare il surplus: o le esportazioni tedesche calano rispetto alle importazioni, o le importazioni salgono rispetto alle esportazioni.
La prima opzione si verificherebbe se i Paesi del Sud cadessero in profonda recessione. La seconda opzione comporta che la Germania accetti di rafforzare la crescita della domanda interna più di quanto abbia fatto finora. Ma probabilmente salirebbe l'inflazione tedesca: sarebbe una buona soluzione per l'eurozona, ma la Germania non la vuole.
Sempre sul Financial Times, Gideon Rachman prevede che il risultato del summit Ue, che molti definsicono "storico", diventerà alla meglio una nota a pié di pagina nei libri di storia.
"I mercati e gli elettori – scrive Rachman – sempre più si rifiutano di obbedire ai grandi pronunciamenti fatti dai leader Ue nei sempre più frequenti vertici anti-crisi". Se a ciò si aggiungono "le tensioni crescenti tra i membri Ue, che vanno ben oltre l'isolamento della Gran Bretagna", si ha la formula della continua "confusione e disunione".
La sola rilevanza del dibattito Ue sulla crisi finanziaria, a suo parere, è che gli investitori speravano che l'annuncio di un patto fiscale potesse dare alla Bce la copertura per acquistare bond italiani e spagnoli. E qui l'esito "non è chiaro". Con pessimismo, Rachman considera il summit come un atto di un lungo melodramma che rischia di trasformarsi in tragedia.
Dagli Stati Uniti, il Wall Street Journal dà rilievo ai dubbi dei mercati sull'accordo fiscale: tra investitori e agenzie di rating c'è scetticismo, si teme che le decisioni prese a Bruxelles siano insufficienti a stabilizzare i mercati dei titoli. La Grecia è sempre sull'orlo del default, i rendimenti sul debito italiano e spagnolo sono sempre vicini a livelli "insostenibili". E molti hanno paura che il prolungarsi della crisi porti a una grave recessione che potrebbe finire per spaccare l'eurozona.
Il Wsj ha dunque messo in apertura, oggi pomeriggio, gli "ostacoli legali" all'accordo fiscale Ue segnalati dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, davanti all'Europarlamento.
Il fatto che il Regno Unito abbia posto il veto su un accordo Ue, costringendo i partner a un accordo intergovernativo, "complica il compito di applicare nuove regole fiscali più stringenti", ha avvertito Van Rompuy. Parole che gettano "nuove preoccupazioni" sulla risposta europea alla crisi.
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