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Questo articolo è stato pubblicato il 19 gennaio 2012 alle ore 06:40.

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TRIPOLI. Dal nostro inviato
Sorgono un po' dappertutto. Chi ha più mezzi ha affittato ampi appartamenti in edifici del centro, altri si limitano alle aule scolastiche, i meno abbienti sia accontentano dei malandati uffici usati dai ribelli per custodire i gheddafiani. Qualunque sia la sede, il loro compito appare una sfida titanica; diffondere programmi politici e principi democratici a una platea composta soprattutto di giovani che non hanno mai conosciuto la democrazia. L'obiettivo? Raccogliere sostenitori per il proprio partito in un Paese dove, però, non esistono gruppi politici da almeno 42 anni.
La nuova Libia è ansiosa di voltare pagina. Da quando il Governo di transizione (Cnt) ha abolito, lo scorso 3 gennaio, la legge che vietava dal 1973 la costituzione di formazioni politiche, solo a Tripoli hanno già visto la luce almeno 15 partiti. Ognuno fa quello che può per prepararsi alle storiche elezioni. Forse già a giugno, quando saranno eletti i 200 membri dell'Assemblea nazionale incaricata di scrivere la nuova costituzione e di formare un altro Governo ad interim.
Parlare di stato di diritto e di diritti civili non è facile. La maggior parte dei libici non ha conosciuto altro che la Jamahiriya, lo Stato delle masse, una forma di socialismo ispirato all'Islam e teorizzato nel Libro verde. Che in realtà si traduceva in "controllo" delle masse da parte di un regime allergico alla libertà di espressione e ai diritti civili. Ma quali forze stanno emergendo? Qual è il volto che sta mostrando la nuova Libia alla vigilia della visita a Tripoli, sabato, del premier italiano Mario Monti?
All'angolo di Tareek al Soor, di fronte alla Compagnia petrolifera nazionale, sorge la sede del National democratic Party (Ndp). In un lussuoso salone Ali Mofthah ali Alsriti, ex manager finanziario della Libya National Bank e ora vice presidente dell'Ndp, illustra la piattaforma politica. «Siamo un partito indipendente e liberale e non un partito islamico», sottolinea. «Siamo musulmani moderati. Intendiamo creare, tramite una campagna di informazione, un vero ambiente democratico. Sosteniamo un'apertura verso l'Occidente, soprattutto ai Paesi che hanno sostenuto la rivoluzione. Desideriamo metterci in contatto con i partiti italiani per imparare dalla loro esperienza». L'Ndp – racconta – è composto da businessmen, professori e avvocati. «Abbiamo già 15mila membri e siamo presenti in diverse città».
In un palazzo di un altro quartiere è in corso una vivace riunione. Diverse donne sommergono di domande un uomo che gesticola vistosamente. È il presidente dell'All Libya Party (o Ban Libya Party). «Siamo musulmani e liberali. Le due cose non contrastano – esordisce - Abbiamo già 3mila membri, di cui 500 donne. È grazie a loro, che ora guidano associazioni civili, che ascoltiamo i problemi che affliggono il Paese, dalla carenze di infrastrutture alla disoccupazione. Le donne sono il megafono per spiegare ai libici i principi della democrazia».

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