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Questo articolo è stato pubblicato il 29 gennaio 2012 alle ore 17:04.

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Oscar Luigi ScalfaroOscar Luigi Scalfaro

L'impegno all'Interno con Craxi a Palazzo Chigi
Quello di ministro dell'Interno, dall'83 all'87, è stato l'ultimo incarico di governo svolto da Scalfaro. I funzionari che collaborarono con lui lo ricordano «mattiniero, efficiente, instancabile, uomo di grande dirittura morale e correttezza». Craxi, all'epoca presidente del Consiglio, gli conferì la delega per sottoscrivere accordi bilaterali internazionali, in tema di lotta al traffico di stupefacenti e contro il terrorismo. Fu con lui che il ministero dell'Interno si pose il problema dell'ordine pubblico negli stadi, costituendo il primo comitato nazionale con la collaborazione del Coni. Scalfaro affrontò in maniera decisa il problema dei sistemi di prevenzione sul territorio e quello dell'efficienza della pubblica amministrazione con incontri diretti con i prefetti e gli amministratori locali in tutte le province italiane. Fu Scalfaro, nell'87 a proporre la nomina del prefetto Vincenzo Parisi, all'epoca reponsabile del Sisde, a capo della polizia di stato.

Il lavoro di magistrato
Nel 1987 il presidente della Repubblica Cossiga gli affidò l'incarico di formare il governo, incarico al quale rinunciò. Come magistrato, Scalfaro svolse le funzioni di pubblico ministero presso le corti d'assise speciali di Novara ed Alessandria. Come magistrato - ha ricordato più volte - visse un'esperienza profondissima che segnò la sua vita: in un processo sostenne l'accusa contro un fascista che poi fu condannato a morte, ma Scalfaro, già allora, era contrario alla pena capitale.

Il caso del "prendisole"
Nella vita di Scalfaro un episodio fece scalpore, molti anni fa, nel 1950: un preteso schiaffo ad una signora nel ristorante romano "Da Chiarina" per una eccessiva scollatura accompagnato dalle parole «Si vergogni». Il giovane deputato, insieme ai colleghi di partito Sampietro e Titomanlio, ebbe un vivace alterco con una giovane signora, Edith Mingoni in Toussan, da lui pubblicamente ripresa in quanto il suo abbigliamento era sconveniente poiché mostrava le spalle nude. Secondo una ricostruzione de Il Foglio, la signora si sarebbe tolta un bolerino a causa del caldo e Scalfaro avrebbe attraversato la sala per gridarle: "È uno schifo! Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti. Se è vestita a quel modo è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!". Sempre secondo questa fonte, Scalfaro sarebbe uscito dal locale e vi sarebbe rientrato con due poliziotti. L'episodio terminò perciò in questura, ove la donna, militante del Movimento Sociale Italiano, querelò Scalfaro e il collega Sampietro per ingiurie. La vicenda tenne banco sui giornali e riviste italiane per lungo tempo: la stampa laica accusava Scalfaro di "moralismo" e "bigottismo", quella cattolica lo difendeva. Il presidente ha sempre smentito questo episodio, definendolo una «leggenda» e precisando, in un'intervista di alcuni anni fa, di essersi limitato a chiamare il proprietario del ristorante per invitare la signora a «coprirsi», anche perchè nel locale c'era un anziano sacerdote. Scalfaro ha detto più volte di non aver mai schiaffeggiato nessuno nella sua vita.

L'approdo al Quirinale
Nel 1992 il ritorno ai vertici delle istituzioni prima con una breve parentesi da presidente della Camera quindi (in una situazione politica complessa in piena tangentopoli e la pressione della mafia sugli apparati dello Stato culminata nell'assassinio del giudice Falcone a Capaci) con il salto al Quirinale, il 25 maggio. Cossiga si dimise infatti da presidente della Repubblica e l'elezione del successore si trascinò in una serie di votazioni parlamentari senza risultato (Forlani e Vassalli non raggiunsero il quorum) fino alla scelta di Scalfaro. "Sponsor" politico di quella designazione fu allora Marco Pannella, leader del Partito Radicale. Un settennato complesso, il suo, caratterizzato soprattutto dalla lunga partita con il primo governo Berlusconi e la nascita dell'esecutivo "tecnico" di Lamberto Dini. Nel 1999 il passaggio delle consegne a Carlo Azeglio Ciampi e il trasferimento a Palazzo Giustiani come senatore a vita.

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