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Questo articolo è stato pubblicato il 22 marzo 2012 alle ore 06:40.

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Il Cancelliere dello Scacchiere britannico, George Osborne, non lo ha detto, ma l'ambizione è il primato del mondo. Per ora deve accontentarsi di farsi recordman del "taglio delle tasse alle imprese" nel più ristretto consesso dei grandi del mondo avanzato. A tanto arriva Londra, il 1° aprile, quando la corporate tax scenderà di due punti per attestarsi al 24%, prologo verso un'ulteriore riduzione al 22% nel 2014.

«E poi avremo nel mirino l'obiettivo finale: quota 20», ha aggiunto tracciando il profilo di un ritorno alla crescita che passa per la concorrenza fiscale lasciando alle spalle, di molte lunghezze, Usa e Giappone ma anche Germania e Francia. È questo il segnale più forte uscito ieri dal budget del Governo conservator-liberale di David Cameron. Calano le imposte per le società, ma scende anche l'aliquota marginale sull'Irpef dal 50% al 45 per cento. Londra veleggia verso il 20 per cento: non sfida, idealmente, solo Dublino ancorata alla soglia del 12,5%, ma lancia il guanto a tutta l'Europa rilanciando la concorrenza fiscale, grimaldello per accelerare la crescita. Sono stati inoltre confermati i programmi di ampia deducibilità degli investimenti per le Pmi, garantite nuove agevolazioni per sostenere l'industria della creatività e per le esplorazionichi energetiche in Scozia. George Osborne è andato più in là, allargando l'azione dal mondo corporate all'imposta sui redditi. L'aliquota marginale del 50% per chi guadagna più di 150mila sterline sarà ridotta al 45% dall'aprile 2013.

«È l'imposta più elevata del G-20 - ha precisato il Cancelliere - danneggia gravemente la competitività del Paese e sarebbe giustificabile solo se generasse un forte gettito». In realtà, secondo il Tesoro, s'è rivelata una delusione: doveva garantire tre miliardi di sterline e invece non ha portato più di un miliardo. Tenendo conto dei mille meccanismi di elusione, secondo il Tesoro, ridurre l'aliquota marginale al 45% costerà solo 100 milioni. E quindi via al taglio. Una pillola indigesta sia a un Governo di coalizione con i Liberaldemocratici sia a un Paese piegato dalla crisi. Il Cancelliere dello Scacchiere ha cercato di attenuarne gli effetti mettendo sul piatto l'innalzamento della soglia di esenzione impositiva che dall'aprile del 2013 passerà da 8.000 a 9.200 sterline.

È stata elevata la tassa di registro sulle abitazioni di valore superiore a 2 milioni di sterline (dal 5 al 7%) ma soprattutto è stato chiuso il "buco" legislativo che ha consentito a moltissimi di acquistare le abitazioni aggirando le imposte grazie a società di comodo. Chi compra casa intestandola non a una persona fisica pagherà un'imposta di registro del 15 per cento. «L'evasione fiscale e le forme di elusione più aggressive sono moralmente ripugnanti» ha avvertito Osborne lasciando intendere che ci saranno anche azioni retrospettive per punire chi viola la norma e lo spirito della legge.

Una svolta per Londra che chiude un budget nel segno della fiscalità, ma sostanzialmente neutro nei saldi in un quadro macroeconomico ancorato a una crescita dello 0,8 nel 2012 e del 2 nel 2013 quando il deficit sarà sceso al 7,6% del Pil. Per il pareggio strutturale di bilancio la Gran Bretagna dovrà attendere il 2017, due anni più di quanto previsto da David Cameron nei giorni della vittoria elettorale.

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