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Questo articolo è stato pubblicato il 05 aprile 2012 alle ore 07:58.

di Davide Colombo
Con una doppia limatura al testo, perfezionata dopo l'intesa di martedì sera a palazzo Giustiniani con Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini, il disegno di legge di riforma del mercato del lavoro è pronto per il Parlamento. «Il testo è stato vagliato dai tre leader politici, ha rimarcato Monti ‐. Mi aspetto un iter sereno e rapido». La trasmissione alla presidenza del Senato è stata annunciata ieri nel corso della conferenza stampa dal presidente del Consiglio, Mario Monti, ed è scattata dopo il via libera autorizzativo del Capo dello Stato. Ora l'articolato è finalmente a disposizione di tutti.

Le novità dell'ultima ora riguardano i due fronti fondamentali della riforma: la flessibilità in entrata e le regole sui licenziamenti. Nel primo caso il ministro Elsa Fornero ha introdotto una gradualità sulla stretta agli abusi dei contratti a termine, con la piena applicazione prevista solo dopo un anno dall'entrata in vigore della riforma. La gradualità vale per presupposti che fanno scattare l'ipotesi di lavoro subordinato per le false partite Iva, mentre i nuovi vincoli sui contratti a progetto scatteranno solo per i neo-assunti. Per gli apprendisti, nei primi tre anni di vita della legge viene poi ridotta dal 50 al 30% l'aliquota di conversione in contratti standard che sarà necessaria per l'autorizzazione a nuove assunzioni di apprendisti. Novità anche per il cosiddetto 'causalone' per i contratti a termine, cancellato per il primo contratto a tempo determinato per una durata di sei mesi.

Sui licenziamenti individuali per motivi economici l'altra novità, che ha incassato l'assenso dei partiti di maggioranza. Il giudice potrà disporre il reintegro del lavoratore nel caso le causali del licenziamento venissero giudicate manifestamente insussistenti o infondate. Con questo ritocco, ha sottolineato il ministro Fornero, gli imprenditori non avranno più «l'alibi» dell'articolo 18 per non investire in Italia. E Mario Monti ha aggiunto: «Più ci penso e più mi convinco, il valore aggiunto di questa norma sta nel fatto che aumenta la prevedibilità dei casi di illegittimo licenziamento e riduce l'incertezza per le imprese». Altra novità, e altro alleggerimento, sul fronte dei licenziamenti riguarda poi gli indennizzi, decisi dal giudice in caso di motivazioni disciplinari: potrà variare tra 12 e 24 mesi e non più tra 15 e 27, come previsto nel «documento di policy» del 23 marzo scorso.

Il presidente del consiglio, che ha sottolineato come il Ddl sul mercato del lavoro segua naturalmente il riassetto delle pensioni dopo due mesi e mezzo di «consultazione e ascolto» delle parti sociali, ma non di «concertazione», e ha parlato di «una riforma storica per l'Italia» che «nella continuità porta ad una svolta nel mercato del lavoro» in direzione della crescita. Anche il ministro del Lavoro ha proposto un'analisi tutta economica della riforma i cui effetti, ha insistito, non potranno essere visibili che tra qualche anno. Elsa Fornero ha inquadrato la riforma nello scenario di transizione demografica che caratterizza il nostro Paese, con tassi di invecchiamento crescenti e non paragonabili a quelli di altri Paesi di riferimento. In questo contesto, ha spiegato, l'unico modo per tornare a crescere è aumentare l'occupazione e la produttività, soprattutto partendo dai settori più in sofferenza, vale a dire i giovani e le donne.

Un mercato meno «duale», vale a dire con meno distinzioni tra protetti e non, e un mercato più dinamico, ha poi aggiunto il ministro, «prevede una maggiore frequenza anche di uscite dal posto di lavoro» ed è in questi mercati che «i tassi di occupazione sono strutturalmente più elevati». Per questo il «nuovo» articolo 18 non deve essere letto come una riduzione delle tutele: «Noi vogliamo, con questa riforma, rafforzare il lavoratore superando l'idea di rapporto proprietario con il suo posto di lavoro quando la sua azienda non ha più ragioni economiche per esistere».
Altro tema centrale, per il quale non sono state introdotte novità, è il riassetto in prospettiva «universalistica» degli ammortizzatori sociali, con l'introduzione dell'Aspi al posto delle attuali indennità di disoccupazione che, a regime, dal 2017, potrebbe garantire una platea potenziale di 12 milioni di lavoratori (contro i 4 attuali).

Il nuovo sistema di ammortizzatori sarà sostenuto con un finanziamento di 1,8 miliardi negli anni di scansione della riforma, fondi strutturali ha assicurato il ministro da calcolare al netto (e quindi in aggiunta) del rifinanziamento strutturale degli attuali ammortizzatori «in deroga». Il disegno di legge contiene tre deleghe: per il riordino dei tirocini formativi, per la razionalizzazione delle politiche attive e i servizi per l'impiego (competenza concorrente con le Regioni) e per l'apprendimento permanente. Una quarta delega, ma la valutazione è ancora aperta, dovrebbe essere introdotta per il raccordo delle nuove norme con l'ordinamento che regola i rapporti di lavoro nel pubblico impiego: «Il ministro Filippo Patroni Griffi ha detto che vuole completare il confronto con le parti sociali - ha spiegato Fornero - e poi presenterà la sua proposta».

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