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Questo articolo è stato pubblicato il 17 maggio 2012 alle ore 07:54.
Un compromesso su queste linee, secondo gli analisti di Unicredit, potrebbe essere ricercato anche dal partito estremista Syriza, nel caso in cui dovesse primeggiare tra i consensi elettorali: chi vincerà i voti promettendo l'uscita dall'euro potrebbe al dunque inforcare la retromarcia per evitare il disastro, con accordi onorevoli dell'ultim'ora.
I mercati intanto accettano con crescente insofferenza il rendimento all'osso o negativo dei titoli di Stato tedeschi. La Germania finora ha collocato il 38% del suo programma di raccolta a medio-lungo termine, equivalente a 65 miliardi su 170. In poco più di sette mesi, entro fine anno i mercati dovranno assorbire altri 100 miliardi di aste tedesche: ieri i rendimenti sul secondario oscillavano tra lo 0,5% dei Bobl a cinque anni (mentre l'Italia paga il 5%) e l'1,46% dei Bund decennali (contro i BTp ieri a un soffio dal 6% e un'asta di Bund chiusa all'1,47% per oltre 4,1 miliardi). La fuga verso la qualità non è una passeggiata neanche per chi fugge. Secondo gli economisti del Montepaschi, all'1,30% la corsa dei Bund potrebbe arrestarsi. Sul mercato dei cambi, c'è chi prevede che l'euro possa indebolirsi ancora contro il dollaro Usa, anche sotto 1,26, ma molti cambisti pronosticano la moneta unica in netto recupero, risolta la crisi politica greca senza uscita dall'euro.
Per gli strategist del Crédit agricole, lo scenario base per l'Eurozona resta quello della permanenza della Grecia nell'euro. In linea con Unicredit, è prevista la formazione di un nuovo governo dopo le elezioni di giugno mirato al compromesso con la Troika. La Grecia può incassare un rinvio di almeno un anno sui tempi della stretta fiscale, come ipotizzato anche Bnp Paribas. E può ricevere finanziamenti extra. In cambio però dovrà confermare i tagli alla spesa pubblica non produttiva (i dettagli di risparmi ulteriori per 11,5 miliardi sono attesi entro luglio).
I margini temporali per un negoziato di questo tipo tra Eurozona, Fmi, Bce e Grecia esistono, stando agli operatori finanziari più possibilisti: ma sono spazi di manovra stretti. La Grecia ha già deciso di pagare nei giorni scorsi la tranche da 440 milioni sui titoli di Stato sotto la legge internazionale in scadenza e non ristrutturati (lasciando per ora in sospeso la questione dei rimanenti 6,4 miliardi di bond internazionali "holdhouts" che non hanno aderito alla ristrutturazione). Il 18 maggio tuttavia Atene dovrà pagare 0,7 miliardi di cedole e rimborsare 3,3 miliardi di titoli di Stato in scadenza e detenuti dalla Bce e l'Eurosistema: in tutto 4 miliardi in uscita dalle casse dello Stato che, tenuto conto della tranche di aiuti da 4,2 miliardi incassata di recente, consentiranno alla Grecia di poter contare su 2 miliardi circa di liquidità nelle casse pubbliche, forse fino ad agosto. Il 20 agosto tuttavia scadranno altri titoli di Stato presso l'Eurosistema, per 3,1 miliardi: e il default con controparte pubblica dovrà essere evitato a tutti i costi, stando agli analisti delle grandi banche estere. Come? Con la conferma della nuova tranche di aiuti dal fondo di stabilità Efsf oppure dal fondo permanente Esm, operativo forse già in estate. Per il Crédit Agricole, sul fronte della crescita, la Bei potrebbe raddoppiare gli aiuti alla Grecia, portandoli da quota 14 a 34 miliardi, mentre altri 8 miliardi a sostegno dell'economia greca potrebbero arrivare dai fondi strutturali Ue non utilizzati.
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