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Questo articolo è stato pubblicato il 04 giugno 2012 alle ore 14:32.

Emergenza terremoto, via Arenula pronta a schierare i detenuti. Per la ricostruzione dell'Emilia colpita dal sima il ministro della Giustizia avanza l'ipotesi di ricorrere anche all'impiego di detenuti "selezionati": in particolare, quelli «non pericolosi e già in regime di semilibertà». La Guardasigilli ha lanciato l'idea oggi a Bologna durante una visita al carcere della Dozza.

Dare un esempio di solidarietà
«In un momento come questo che richiede interventi tempestivi, ha spiegato, penso che si potrebbe vedere anche parte della popolazione carceraria protagonista di un'esemplare ripresa». La proposta del ministro, ancora al primo stadio e tutta da discutere con i direttori e i provveditori delle case di detenzione, punta al coinvolgimento dei detenuti della regione, ma non solo, con l'obiettivo di far sentire utile la popolazione carceraria e di farla apparire utile alle persone colpite dal terremoto. «Ho sempre pensato che il lavoro carcerario sia una risorsa per il detenuto, un vero modo per portarlo alla risocializzazione e al reinserimento nella società».

Celle aperte giorno e notte
Facendo l'esempio di Bologna, i detenuti con i requisiti indicati dal ministro, esclusi quindi i 101 detenuti in alta sicurezza, sarebbero i 246 tossicodipendenti o il 57% di extracomunitari che compongono la popolazione carceraria della Dozza. Quanto alle condizioni dei carcerati a rischio terremoto, il ministro ha spiegato che in seguito al sisma all'interno delle carceri emiliane «tutte le celle sono tenute aperte di giorno e di notte». «Non si può aggiungere al carcerato l'angoscia della claustrofobia» ha precisato il ministro, spiegando che in caso di terremoto «il detenuto sa di non poter andare da nessuna parte: è una situazione come capite molto angosciante».

TAG: Dozza

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