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Questo articolo è stato pubblicato il 12 giugno 2012 alle ore 07:28.

di Dino Pesole
ROMA - Nessun allarme, gli attacchi all'Italia sono mere forzature. Così Palazzo Chigi respinge i timori arrivati dalle banche tedesche e dalla stampa americana su un possibile rischio contagio. A Mario Monti quelle parole su un premier con davanti sfide «insormontabili» messe nero su bianco da New York Times e Wall Street Journal non sono proprio piaciute. E così dal suo entourage si sottolinea come il premier sia oggi più che mai determinato e credibile nel suo ruolo di mediazione tra le diverse posizioni in campo in Europa e di sponda per gli stessi Stati Uniti di Obama. Con questo stato d'animo Monti prepara le contromosse in previsione degli appuntamenti europei in agenda per questa settimana. Ieri l'avvio delle Borse aveva alimentato le aspettative per una risposta positiva al piano di salvataggio delle banche spagnole. Poi l'altalena, con lo spread Btp/Bund a 473 punti. Non si può escludere il rischio contagio – avverte il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera – «ma credo che la situazione italiana sia ben diversa da tutte le altre, sia dal punto di vista della disciplina dei conti pubblici, sia da quello della solidità effettiva del sistema bancario».

Non c'è tempo da perdere, in vista del "bilaterale" in programma domani a Berlino tra Monti e il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble e dell'incontro a palazzo Chigi di giovedì con il presidente francese, Francois Hollande. Poi l'Eurogruppo fissato per il 21 giugno a Lussemburgo, l'incontro a quattro con Angela Merkel, lo stesso Hollande e il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy del 22 giugno a Roma. Infine il rush finale verso il decisivo Consiglio europeo del 28 e 29 giugno a Bruxelles.

Monti mette a punto le proposte da sottoporre al vaglio dei partner, a partire dalla golden rule e dalle garanzie bancarie europee a tutela dei depositi per passare dai project bond e dal "riorientamento" del bilancio comunitario in funzione della crescita, ma soprattutto attende segnali concreti da parte della Germania. Ne ha discusso ieri a palazzo Chigi con il leader del Partito socialista (Pasok), Evangelos Venizelos, in previsione del voto di domenica in Grecia. Se l'esito non garantisse la governabilità, si prospetterebbero scenari a dir poco inquietanti per l'intera eurozona. La linea italiana è che la Grecia resti nell'euro. La constatazione è che l'Europa, su pressione della Germania, ha chiesto un aggiustamento troppo rapido alla Grecia. E ora ne paga in qualche modo le conseguenze.

«Ho insistito molto sulla necessità che venga accettata una discussione di sostanza per rivedere i punti troppo svantaggiosi per la Grecia sui prestiti. Dobbiamo rompere il circolo vizioso della deriva economica», ha commentato Venizelos. Su questi punti, il leader del Pasok ha trovato «comprensione» nel premier italiano. «È «straordinaria l'idea di Monti di organizzare un meccanismo europeo a garanzia dei depositi bancari. Si frenerebbe l'uscita dei soldi dal sistema bancario greco, ma anche da quello italiano e spagnolo». Per la Grecia, occorre più tempo perché si adegui agli «standard sulla finanza pubblica senza nuovi tagli a pensioni e stipendi». Da Bruxelles, fonti Ue fanno sapere che il governo italiano «ha l'intenzione di mettere a punto misure per rafforzare la fiducia». Del resto, del piano di salvataggio da 100 miliardi deciso per la Spagna «beneficia anche l'Italia». E il commissario Olli Rehn ha sottolineato che Roma sta prendendo «forti e decise azioni» pur constatando che «in Italia e Francia ci sono forti squilibri di competitività».

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