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Questo articolo è stato pubblicato il 05 luglio 2012 alle ore 08:07.

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ROMA - La fase due della spending review parte ma senza il taglio delle Province, la sforbiciata del 20% agli enti pubblici e il riordino dei piccoli Comuni. Questi tre interventi, salvo nuovi ripensamenti dell'ultima ora, rappresenteranno la terza tappa del programma di riordino della spesa pubblica messo a punto dall'Esecutivo.

E per il suo varo le ipotesi sul tappeto sarebbero quelle di un nuovo decreto legge con le norme ordinamentali da presentare alle Camere a inizio agosto o al massimo alla ripresa dei lavori parlamentari dopo le due settimane di pausa estiva. Mentre potrebbero essere saltati per sempre il blocco delle tariffe e la stretta sui permessi sindacali, i Caf e i patronati.

Il Consiglio dei ministri che dovrebbe tenersi oggi alle 17 varerà dunque un decreto legge con le sole norme di spesa. Si va dalla "dieta" imposta dal commissario Enrico Bondi agli acquisti di beni e servizi al contenimento dei costi degli affitti pubblici, dalla riduzione degli organici nelle Pa ai tagli da 7,2 miliardi in due anni per Regioni ed enti locali. A cui potrebbe aggiungersi una sforbiciata di importo analogo (o lievemente più bassa) per le uscite dei ministeri.

Anche ieri, nel corso della conferenza stampa a villa Madama con la cancelliera Angela Merkel, il premier Mario Monti ha ribadito che l'intervento sulla spesa non è rappresentato da «tagli lineari ma da una riduzione della spesa dopo un'analisi precisa». E a chi gli contestava l'intenzione di ridurre la spesa pubblica con una disoccupazione giovanile al 36%, Monti ha replicato: non sono affatto convinto «che riducendo la spesa pubblica improduttiva si riducano le possibilità di occupazione dei giovani. Al contrario, riducendo il peso del settore pubblico nei mercati, compresi quelli finanziari, creiamo più possibilità di impiego produttivo e di impiego per i giovani». In precedenza Monti era salito al Quirinale, insieme ad altri ministri, per illustrare i contenuti del Dl al capo dello Stato. Che avrebbe chiesto ulteriori lumi sulle misure per scuola e ricerca.

Il lavoro dei tecnici per la messa a punto del testo da portare oggi all'esame collegiale del Governo è proseguito per tutto il giorno. Oltre ai tagli delle misure ordinamentali, sono stati accolti alcuni interventi sollecitati dalle parti sociali e dagli enti territoriali durante gli incontri di martedì. Ad esempio i sindacati l'hanno spuntata sul taglio del 10% dei permessi, così come sulla stretta delle somme corrisposte ai Caf e ai patronati. Le tre norme, come quella sul blocco delle tariffe, sono state, al momento, stralciate. Di quel capitolo nell'ultima bozza resterebbe solo la riduzione dell'aggio della riscossione che sarà tagliato di un punto percentuale dal prossimo 1° gennaio. E, se sarà possibile alla luce delle prestazioni di Equitalia e del suo processo di ottimizzazione, tale riduzione potrebbe essere di altri 4 punti.

Tra le conferme spiccano i 2,2 miliardi di tagli alle autonomie nel 2012 e i 5 in programma per il 2013. Una misura contestata dall'Upi. Tant'è che il presidente Giuseppe Castiglione ha inviato una lettera al premier per sottolineare come la stretta porterà «ad un sicuro dissesto di almeno metà delle Province». Alla sforbiciata va aggiunto il contributo di 5 miliardi da qui al 2014 chiesto alla sanità. Il contenimento della spesa sanitaria potrà passare anche per il taglio della spesa farmaceutica e dei posti letto su cui lo stesso ministro Renato Balduzzi ha precisato che «è sicuramente necessaria una riorganizzazione della rete ospedaliera che porti a una riduzione di costi di gestione e ad una maggiore appropriatezza delle prestazioni, in vista di un più stretto rapporto tra ospedale e territorio».

Passando al pubblico impiego, il giro di vite è confermato nei tempi (piante organiche da rivedere entro il 31 ottobre) e nelle modalità con la regola del 20% in meno di dirigenti e il 10% degli altri addetti. Tra le novità dell'ultima ora scompare l'idea iniziale di chiudere gli uffici in caso di ferie, mentre viene specificato che il blocco del turn over andrà avanti fino al 2016.

Arriva, seppur modificato rispetto alle anticipazioni dei giorni scorsi, il taglio delle poltrone nei Cda delle società pubbliche. In primo luogo si allarga il tiro alle società degli enti locali che hanno per oggetto sociale la prestazione di servizi alle Pa. E alla regola dei 3 membri, di cui due nominati tra il personale dell'amministrazione vigilante, si aggiunge ora anche la possibilità della nomina di un amministratore unico. La messa in liquidazione delle società in house che svolgono servizi nei confronti della sola Pa non riguarderà Sogei e Consip. Mentre i limiti alle assunzioni si applicherà alle società inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione individuato dall'Istat.

Cambiamenti inoltre per l'istruzione, con il dimezzamento dei bidelli e l'affidamento all'esterno dei servizi di pulizia nelle scuole, e per il riordino della spesa per beni e servizi, che vede nascere un albo delle centrali di committenza. Mentre sugli affitti degli immobili pubblici la riduzione dei canoni del 15% sarà immediata e, in deroga a eventuali clausole, varrà anche per i contratti in corso.

Il valore finale del provvedimento dovrebbe a questo punto attestarsi sui 7/8 miliardi di euro, necessari certamente per scongiurare l'aumento dell'Iva di ottobre (valeva 4,2 miliardi), rinviandolo al 1° gennaio 2013 e contenendolo, come prevede la bozza del decreto, in un solo punto percentuale. Ci sono poi le risorse da destinare agli esodati e ai terremotati dell'Emilia. E tra le spese per esigenze indifferibili compare anche l'emergenza neve che sarà finanziata con una quota dell'8 per mille. Tutto ciò mentre il Senato ha convertito in legge con 203 sì, 9 no e 33 astenuti il primo decreto spending: quello che ha assegnato a Bondi i poteri di commissario straordinario.

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