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Questo articolo è stato pubblicato il 21 ottobre 2012 alle ore 08:17.

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Simone Pellegrino
e Alberto Zanardi
Il disegno di legge di stabilità 2013-2015 interviene in più punti e con diverse fasi temporali sulla struttura delle due più importanti imposte del nostro sistema tributario, l'Irpef, con il taglio di agevolazioni e la riduzione delle prime due aliquote, e Iva, con l'incremento, seppure dimezzato rispetto a quanto già previsto, dell'aliquota ordinaria e di quella intermedia.
Nel comparto delle famiglie la manovra a regime vale complessivamente circa un miliardo di sgravio fiscale. L'importo è modesto, non sufficiente a sostenere la crescita. Ma soprattutto, sul piano distributivo, il tax shift da Irpef a Iva non avvantaggia i livelli più bassi di reddito mentre in questa fase congiunturale l'alleggerimento fiscale dovrebbe al contrario concentrarsi proprio sulle fasce più povere dei contribuenti. Questa performance redistributiva assai insoddisfacente deriva dal combinarsi dell'aumento dell'Iva, imposta di per sé regressiva rispetto al reddito, con la riduzione delle aliquote più basse dell'Irpef di cui tuttavia non possono approfittare proprio i contribuenti più poveri, che già oggi sono incapienti per l'operare della no tax area.
Per mitigare il vantaggio fiscale che la rimodulazione delle aliquote Irpef consente ai contribuenti relativamente più ricchi, oltreché per ragioni di gettito, il governo ha previsto, come detto, una stretta pressoché lineare sulle agevolazioni fiscali. È un dare e togliere che poteva essere meglio rimodulato nei suoi esiti distributivi. Inoltre, il ddl di stabilità prevede soltanto il taglio delle aliquote legali e non interviene, come sarebbe stato necessario, anche sulla struttura delle detrazioni per carichi di lavoro, che non sono più coerenti con la nuova aliquota del 22%. Una svista che dovrà però essere corretta.
Per valutare gli effetti redistributivi che la manovra Irpef-Iva avrà sulle famiglie abbiamo utilizzato un modello di microsimulazione fiscale basato sui dati dell'indagine Banca d'Italia sui redditi familiari e dell'indagine Istat sui consumi.
Per quanto riguarda l'Irpef, dalla revisione delle agevolazioni fiscali il 42,6% delle famiglie non subisce alcun aggravio di imposta rispetto alla situazione attuale, mentre il rimanente 57,4% vede aumentare il prelievo. Le cose cambiano quando confrontiamo l'impatto per decili di reddito: la stretta sugli oneri fiscali penalizza la maggior parte delle famiglie a partire dal quinto decile, anche se l'aggravio medio è relativamente contenuto. Nei primi due decili di reddito le famiglie che subiscono un aggravio sono poche, poiché qui incide fortemente il fenomeno dell'incapienza.

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