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Questo articolo è stato pubblicato il 14 gennaio 2013 alle ore 14:09.

Prospero Gallinari nella facoltà di lettere di Napoli per la presentazione del suo libro nel 1995 (ANSA)Prospero Gallinari nella facoltà di lettere di Napoli per la presentazione del suo libro nel 1995 (ANSA)

È morto questa mattina l'ex brigatista Prospero Gallinari. Con ogni probabilità è stato colpito da un malore improvviso a pochi metri dal garage della sua abitazione a Reggio Emilia. Secondo la questura di Reggio Emilia, Gallinari, 62 anni, si è sentito male e si è accasciato per terra. Vicini di casa hanno chiamato il 118. I sanitari lo hanno caricato in ambulanza ma durante il tragitto verso l'ospedale è deceduto. Tra le azioni terroristiche cui ha partecipato Gallinari figura tra l'altro anche il rapimento e l'uccisione del presidente della Democrazia Cristiana, Aldo Moro, e dei suoi agenti di scorta.

Nato a Reggio Emilia il primo gennaio 1951, Prospero Gallinari aderisce alla Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) dove milita per diversi anni fino alla rottura alla fine degli anni sessanta. Nel 1969 fa parte del 'Gruppo dell'Appartamento' con Alberto Franceschini, Tonino Paroli e altri dissidenti del Pci che si avviano alla lotta armata. A partire dal 1973 entra definitivamente nelle Brigate Rosse, prima come membro irregolare (non clandestino) e poco dopo come clandestino. Nel 1974 partecipa al sequestro del giudice Mario Sossi e poco tempo dopo viene arrestato a Torino assieme al militante Alfredo Bonavita.

In carcere resta due anni: nel '76 evade da quello di Treviso e il 9 giugno dello stesso anno, al processo davanti alla corte d'assise di Torino, legge in aula il volantino di rivendicazione dell'omicidio del procuratore di Genova Francesco Coco e dei suoi agenti di scorta, avvenuto nel capoluogo ligure il giorno prima. Dall'evasione al nuovo arresto (24 settembre 1979) fa parte della colonna romana delle Br e ha un ruolo attivo nel sequestro di Aldo Moro del marzo 1978; è uno dei quattro componenti del nucleo di fuoco travestiti da avieri Alitalia che elimina la scorta dello statista Dc. Dopo l'agguato, trascorre con Moro i 55 giorni di prigionia nel covo di via Montalcini, in compagnia di Anna Laura Braghetti e Germano Maccari.

Quando viene arrestato, Gallinari é ferito gravemente alla testa da alcuni poliziotti. Nella metà degli anni Novanta Gallinari, per gravi problemi cardiovascolari, dopo quindici anni di prigione, riesce a ottenere i primi permessi premio per poter tornare a casa. Nel '93 Mario Moretti, capo delle Br, lo scagiona dall'omicidio Moro, assumendosi ogni responsabilità.
Nel marzo 2006 esce per Bompiani 'Un contadino nella Metropolì, libro di memorie scritto di pugno da Gallinari.

«Eravamo in guerra - raccontava l'ex terrorista - come quei poveri ragazzi mandati in Vietnam. Il contesto nazionale e internazionale era questo. Tutto é partito dal movimento operaio. Alle nostre manifestazioni per una migliore condizione sociale, contro la disoccupazione, lo Stato ha risposto con le azioni di polizia, con le cariche. Le forze reazionarie hanno risposto con la strage di Piazza Fontana. A quel punto, non potevamo fare altro, a nostra volta, che rispondere con le armi. Una vera e propria dichiarazione di guerra».

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