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Questo articolo è stato pubblicato il 24 aprile 2013 alle ore 14:27.

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«L'Italia deve prepararsi per le elezioni, e rapidamente»: è quanto afferma sul Financial Times Bill Emmott, ex direttore dell'Economist, coautore del controverso documentario sull'Italia "Girlfriend in a coma". La classe politica deve ascoltare il messaggio di protesta degli italiani e agire di conseguenza, scrive Emmott, auspicando nuove elezioni già quest'anno, dopo la riforma della legge elettorale.

Il messaggio del presidente Giorgio Napolitano, che ha strigliato i politici spronandoli a fare le riforme, è «interamente giustificato». Ma secondo Emmott c'è una cosa importante che Napolitano non ha detto nel suo discorso di insediamento: «Preparatevi a combattere nuove elezioni, e presto». Il fatto che sia stato necessario pregare Napolitano perché rinunciasse a ritirarsi in pensione e accettasse un secondo mandato è «una devastante messa sotto accusa della classe politica».

Rispondere a Beppe Grillo «non è facile», riconosce Emmott. Il fatto che il suo Movimento 5 Stelle sia balzato da zero al 25% è uno «shock» che potrebbe dimostrarsi «precursore» di altre campagne anti-politica in Europa. I suoi parlamentari sono «caparbiamente non cooperativi» e, se lo si prende alla lettera, le sue domande «minacciano sia l'euro che la stessa democrazia».

Ma la risposta a quello che la sua ascesa rappresenta – la richiesta di cambiamento, di nuove facce, di una nuova generazione di leader – è stata «disastrosa». Il Pd supponeva che Grillo avrebbe perso popolarità e sarebbe finito nell'auto-distruzione.
«Invece, l'auto-distruzione è avvenuta nel Partito Democratico, che è imploso», osserva Emmott. C'è stata «auto-soddisfazione» Silvio Berlusconi, il cui partito per lo meno è rimasto leale. «Ma il vero vincitore è stato Grillo», che con l'eccezione della «marcia su Roma», «ha giocato le sue carte come un professionista».

La questione ora è se la classe politica ascolterà le parole di Napolitano e sarà all'altezza della sfida, sottolinea l'opinionista. Probabilmente, si farà una grande coalizione guidata «dalla figura più neutra e inoffensiva possibile». A suo parere, il pericolo à che questo sia un altro tentativo di allontanare la realtà e prendere tempo.

Secondo Emmott, i partiti devono fare «tre grandi cose». Primo, devono mostrare che stanno affrontando le nuove realtà: la ribellione contro la vecchia guardia e la richiesta di cambiamento, la ribellione contro «un messaggio pieno di austerità e privo di speranza». Per la sinistra ciò significa «saltare una generazione e dare una chance a Matteo Renzi», «un ribelle che parla un linguaggio positivo, tipo Tony Blair».
Secondo, il nuovo governo deve fissare un'agenda di riforme, breve e puntuale, «per rispondere alla legittima rabbia degli elettori di Grillo». Queste riforme devono comprendere una nuova legge elettorale, tagli profondi del numero di parlamentari, delle province e di altri costi politici.

Come terza cosa, dopo queste riforme, i partiti devono essere disposti a «combattere nuove elezioni quest'anno». Il timore è che il voto dia a Grillo più potere o mandi gli elettori nelle braccia di Berlusconi. «Ma – conclude Emmott - aspettare, e mancare di rispondere, renderà questo esito ancora più probabile». Una strategia del «wishful thinking» (ovvero della pia illusione) «non è affatto una strategia».

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