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Questo articolo è stato pubblicato il 09 maggio 2013 alle ore 17:06.
Emma Bonino (Ansa)
La nomina di Emma Bonino a ministro degli Affari esteri è un'ottima notizia per l'Italia e per tutta l'Europa. Lo sostiene il leader dei verdi al Parlamento europeo, Daniel Cohn Bendit, in un articolo pubblicato nell'ultimo numero de Le nouvel Observateur. «Mai prima d'ora in Europa – scrive l'europarlamentare che nel 1968 fu fra i protagonisti del "maggio francese" - un posto così prestigioso a livello governativo era stato occupato da una personalità così marcata nella lotta in favore dei diritti e delle libertà dell'uomo».
L'europarlamentare ricorda ai suoi lettori che la Bonino è una politica di lungo corso e ne ripercorre la lunga carriera: più volte parlamentare in Italia e a Strasburgo, ex commissaria Ue per gli aiuti umanitari e soprattutto convinta sostenitrice del divorzio e dell'aborto in un paese cattolico come l'Italia, che ospita fra l'altro la Santa Sede.
A fare onore alla Bonino, secondo Cohn Bendit, ci sono anche «le battaglie per il disarmo e contro il nucleare, per la legalizzazione delle droghe leggere e per l'eutanasia, per il rinoscimento dei diritti degli omosessuali, per la denuncia delle violenze contro le donne in Afghanistan (che le costò nel 1997 un sequestro ad opera dei talebani, durato per fortuna solo qualche ora, ndr) e a favore del diritto d'asilo per le vittime di mutilazioni genitali». Insomma, sottolinea il politico francese, «non c'è lotta giusta che non abbia visto nella Bonino un'attivista di primissimo livello». Dal ritratto di Cohn Bendit emerge una donna dal carattere forte, che non si scoraggia mai e che porta sempre avanti con determinazione il suo impegno appassionato e sincero. Il tutto, ed è la chiosa finale, senza che questa eorina dei diritti dell'uomo si sia fatta mai contaggiare dalla "malattia del potere". La politica dunque intesa come passione civile e non come possibilità di fare carriera. Una lezione per tutti.
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