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Questo articolo è stato pubblicato il 20 maggio 2013 alle ore 06:39.

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Più di cento poltrone ai piani alti di ministeri e di Palazzo Chigi in bilico. È l'effetto dello spoil system che si è aperto con l'insediamento del nuovo Governo. Capi di gabinetto, responsabili degli uffici legislativi, capi dipartimento attendono di conoscere la loro sorte, visto che dopo il giuramento del Governo Letta – avvenuto il 28 aprile – è scattato il periodo (diverso a seconda dei casi) alla scadenza del quale se non si viene riconfermati si va a casa.

In generale, si tratta di un'attesa di trenta giorni, trascorsi i quali i grand commis decadono automaticamente, a meno che il nuovo ministro non decida di rinnovargli la fiducia.
Il puzzle degli incarichi si va componendo proprio in questi giorni e le manovre di avvicendamento riguardano soprattutto gli uffici di diretta collaborazione dei ministri. Infatti, per i capi dipartimento (o, laddove previsti, i segretari generali) di solito si tende alla riconferma. Non è, però, una regola generale, come dimostra il giro di poltrone in corso a Palazzo Chigi, dove il segretario generale, Manlio Strano, ha ceduto il testimone a Roberto Garofoli, che ha seguìto il nuovo sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Filippo Patroni Griffi. Garofoli, consigliere di Stato come Patroni Griffi, era fino all'altro giorno capo di gabinetto alla Pubblica amministrazione, quando ministro era Patroni Griffi.
Un altro consigliere di Stato ad aver cambiato incarico è Carlo Deodato, che era capo del dipartimento delle riforme istituzionali di Palazzo Chigi e ora lo è del dipartimento affari giuridici. Ha sostituito il collega Claudio Zucchelli, che è rientrato – anche per via della nuova norma sui fuori ruolo inserita nella legge anti-corruzione (la legge 190 del 2012) – nei ranghi della magistratura ammininistrativa. Sulla poltrona lasciata libera da Deodato dovrebbe arrivare Luca Antonini, docente universitario e già presidente della Commissione per l'attuazione del federalismo fiscale.

Più movimentato si annuncia, però, il giro delle poltrone degli uffici di diretta collaborazione dei ministri, che di solito riguardano gli incarichi di capo di gabinetto, capo dell'ufficio legislativo, segretario particolare e capo dell'ufficio stampa. Sono, però, soprattutto i primi due ruoli a poter innescare avvicendamenti a catena. Anche perché quegli incarichi finiscono solitamente a magistrati, in particolare a quelli amministrativi. E nei casi in cui sono le toghe a essere chiamate in causa, bisogna, prima di concedere l'autorizzazione, tener conto di vari fattori: in prima battuta, non si devono superare i tetti ai fuori ruolo che ogni magistratura si è data; in secondo luogo, vanno considerati i nuovi vincoli introdotti dalla legge anti-corruzione. In particolare, quello che impone di rientrare nella magistratura di appartenenza dopo dieci anni di fuori ruolo. Regola con cui ha dovuto fare i conti Zucchelli e che imporrà anche a Italo Volpe, finora a capo dell'ufficio legislativo delle Finanze, di non accettare incarichi che comportino il fuori ruolo. Anche Antonio Catricalà, fino all'altro ieri sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha già "consumato" il bonus dei dieci anni da fuori ruolo, ma essendo stato nominato viceministro allO Sviluppo economico, può rimandare il rientro in magistratura, perché per gli incarichi di Governo c'è una deroga.

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