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Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2013 alle ore 07:33.

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FUKUSHIMA DAIICHI - Autoveicoli rovesciati in posizione quasi verticale. Erano stati il simbolo della violenza dello tsunami: oggi non si trovano più lungo le centinaia di chilometri di costa flagellata dall'onda assassina, dove la ricostruzione avanza. Questo simbolo si può trovare solo all'interno della centrale nucleare di Fukushima Daiichi: sbattuti sulle pareti malmesse dell'edificio che ospita il quarto reattore danneggiato, sul lato che dà verso un mare grigio, i veicoli ormai arrugginiti che lanciano le loro ruote verso il cielo non sono stati toccati da nessuno dall'ormai lontano 11 marzo 2011. Eppure la centrale si è trasformata in un immenso cantiere. Le apparenze non sarebbero nemmeno tanto diverse da quelle di un enorme sito industriale in ristrutturazione, se non fosse che tutti gli esseri umani sono in tuta integrale anti-radiazioni, il che - al pari degli autoveicoli alla rovescia - dà la sensazione di un costante day-after, della presenza continua di un disastro che pare non finire mai.

Il TOUR ORGANIZZATO - Una dozzina di giornalisti internazionali hanno potuto entrare nella centrale il 12 giugno in un tour organizzato dalla Tepco (Tokyo Electric Power), l'utility che gestisce la centrale - oltre a dare elettricità a 45 milioni di abitanti dell'area di Tokyo - ed è incaricata di predisporne il decommissionamento. Una concessione che si inquadra nello sforzo formale di dare di tanto in tanto agli stranieri una parvenza di trasparenza, visto che il peggior incidente nucleare da Chernobyl e i suoi strascichi interessano il mondo intero e non solo il Giappone. Già la fase preliminare contribuisce ad abbassare le aspettative: obbligo di una riunione iniziale e poi di presenziare a un lungo briefing in cui viene illustrata un'ampia serie di regole e proibizioni. Niente interviste al personale sul posto. Penne e taccuini sono ammessi ma macchine fotografiche e telefonini saranno sequestrati in quanto solo riprese e foto saranno consentiti solo a operatori pre-autorizzati (in pool): "Se scopriremo la presenza di articoli non autorizzati dentro la centrale, come macchine fotografiche, il press tour sarà immediatamente cancellato". Tra le raccomandazioni: portare camicia a maniche lunghe e pantaloni lunghi, e in via precauzionale un secondo set di vestiario. Consentito portare un dosimetro personale, per chi non dovesse fidarsi di quelli che saranno forniti dalla Tepco.

L'EX COVERCIANO - Appuntamento alle 8 del mattino al J-Village, l'ex Coverciano del Giappone: era la splendida "Coverciano del Giappone", un centro sportivo di prim'ordine per i raduni della nazionale di calcio. Dal marzo 2011 fa da quartier generale per le operazioni di "damage control" alla centrale, dalla quale dista poco meno di una ventina di chilometri. Da Tokyo sono poco più di duecento km, lungo la direttrice nordest: si prende l'espresso "SuperHitachi" e si passa per la cittadina di Hitachi (base industriale del colosso diversificato) per arrivare a Iwaki, dove si cambia su una linea minore fino alla località di Hirono che segnava il limite della zona evacuata, recentemente ridotta a un'area più ristretta limitata a una decina di km intorno all'impianto nucleare. All'ingresso campeggiano ancora i poster dei calciatori, ma and andare e venire sono i tecnici in Tyvek.

LE PRECAUZIONI - Una verifica preliminare del livello di radiazioni viene fatta in un edificio che ospita il "Whole Body Counter" (in modo da poterle poi comparare con i livelli che saranno riscontrati al termine del viaggio). Dopo le istruzioni su come portare la maschera protettiva "full-face" (tipo antigas), si veste la tuta integrale Tyvek, una mascherina chirurgica, guanti e dosimetro, e nel salire sul bus le scarpe vengono avvolte dal cellophane. Nelle località di Hirono, Naraha e Tomioka Sud (non più area evacuata) fervono i lavori di decontaminazione che dovranno consentire alla gente di tornare alle loro case. Sono ancora pochissimi, però, i segni di una ripresa della vita e tanti quelli del degrado lasciato da due anni e mezzo di deserto umano. Le erbacce spuntano dai parcheggi dei centri commerciali e avvolgono una linea ferroviaria abbandonata. A Tomioka c'è il check point che impedisce l'ingresso a chi non è autorizzato: oltre c'è la cittadina di Okuma, ancora completamente deserta. Una protezione più completa viene fornita all'arrivo alla centrale di Fukushima Dai-Ichi, in un edificio denominato "main anti-earthquake building" (principale struttura anti-terremoto). I guanti diventano tre a sovrapposizione (un paio di stoffa e due di plastica), l'ultimo paio assicurato da una banda adesiva in modo che non ci sia possibilità di esposizione di un solo centimetro di pelle. Le calze diventano due (in modo da infilarci dentro prima il bordo dei pantaloni e poi quello della tuta). Dalla mascherina chirugica si passa a quella tipo antigas, da sormontare con un casco giallo. Entrando e uscendo si alternano i contenitori plastificati che avvolgono le scarpe. Si procede in un altro bus.

LA CITTA' PROIBITA - Fukushima Daiichi appare come una città industriale: non un semplice impianto, ma una vasta area trasformata in un grande cantiere. Rispetto a prima dello tsunami, sono spuntati come funghi (e continuano a essere costruiti) un migliaio di grandi contenitori circolari per lo stoccaggio di acqua contaminata. Il direttore dell'impianto, Takeshi Takahashi, conferma che uno dei principali problemi _ quello che oggi dà i maggiori frattacapi _ è proprio quello dell'acqua radioattiva. Tepco è di nuovo finita di recente sui giornali per le ripetute fuoriuscite (dai tank e dalle vasche sotterranee) e per la scoperta di cesio nelle falde acquifere sottostanti. La capacità di stoccaggio sta per essere portata da 300mila a 700-800 mila tonnellate in tre anni, ma non basterà ancora perché occorre sempre acqua per il raffreddamento dei reattori 1, 2 e 3 in modo che la loro temperatura resti tra i 15 e i 45 gradi. Sono in corso varie iniziative per cercare di prevenire ulteriori "leakage". I danni provocati dallo tsunami di 15 metri sono ancora evidenti, mentre intorno agli edifici che ospitano i reattori sono in corso i lavori per creare strutture protettive di avvolgimento preliminari a ulteriori operazioni. Il mare è a due passi: restano le banchine di un porto che non c'è più e l'edificio che ospitava l'amministrazione, con tutte le finestre rotte a causa dell'esplosione avvenuta nel vicino edificio del reattore n.4. Si scende dal bus solo in un punto, si fa per dire, panoramico sull'intero complesso (lo "Spent Sludge Building Floor Roof"): la sensazione spicciola è che i lavori dovranno durare per un'infinità.

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