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Questo articolo è stato pubblicato il 13 giugno 2013 alle ore 12:17.
(Corbis)
Argomenti personali e riguardanti l'Information technology sono stati più discussi sui new media rispetto alla politica. Gli autori dello studio sottolineano però che l'uso di internet è un atto politico in sé, perché lì i cittadini cercano le informazioni superando i filtri, e molti ad esempio usano le Vpn per accedere ai siti censurati.
Social e candidati presidenti
È difficile stimare l'attuale penetrazione dei social media network in Iran e la misura in cui gli utenti registrati siano realmente attivi. Lo scorso autunno, un progetto chiamato Chimigi ha realizzato uno studio su 2.300 utenti iraniani e scoperto che solo il 12% usa Twitter, contro il 58% di Facebook (e il 37% di Google+). Infatti gli attuali candidati alla presidenza hanno puntato su una più forte presenza su Facebook, a dispetto di Twitter.
Tutti i sei candidati rimasti in lizza (dopo la rinuncia del conservatore Gholam Ali Haddad-Adel e del riformista Mohammad Reza Aref) hanno un account su Twitter e almeno uno su Facebook (includendo le pagine aperte dallo staff o da fan esterni, anche se a volte non è chiaro chi ci sia dietro). Due candidati, il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale e capo negoziatore sul nucleare Saeed Jalili e il sindaco di Tehran Mohammad Baqer Qalibaf, sono anche su Instagram.
Mentre le pagine Facebook sono spesso diventate luogo di discussione politica, i profili Twitter - spiega Mehrun Etebari in un post del Brookings Institution – sono serviti soprattutto a informare reporter e analisti internazionali. Come dimostra l'attivo (e seguito: oltre 1500 follower, quando scriviamo) Jalili, che però è gradualmente passato a scrivere più in farsi, spiegando come intende superare le inefficienze di commercio e agricoltura, o linkando i video della campagna elettorale.
Hassan Rouhani (oltre 1600 follower), candidato moderato che ha ricevuto l'endorsement ufficiale dell'ex presidente riformista Khatami, nonostante diversi post in farsi ha twittato molto in inglese e anche direttamente ai giornalisti delle principali testate estere, come Azadeh Ansari della Cnn e Thomas Erdbrink, corrispondente del New York Times da Tehran (in particolare, a proposito della volontà di liberare dagli arresti domiciliari i due leader riformisti Mir-Hossein Moussavi e Mehdi Karroubi). E la sua campagna ha prodotto tweet con hashtag quali #civilrights, #ruleoflaw, #justice, #hope, #prudence.
Altri candidati sono sbarcati con ritardo su Twitter, a tentar di emulare i fruttuosi cinguettii di Jalili e Rouhani. L'account di Qalibaf (circa 700 follower) è nato a fine maggio, per esempio. E il profilo di Mohammad Gharazi (214 follower), unico candidato indipendente ad aver superato il vaglio del Consiglio dei guardiani, ha prodotto il primo tweet solo a inizio giugno: da allora, forse per recuperare terreno, è stato assai prolifico (oltre mille tweet) e perciò conta un'alta proporzione di retweet a utenti che lo citano, comprese testate estere (Washington Post) e bandite in Iran (Bbc Persian). I profili creati per Ali Akbar Velayati , consigliere per gli affari internazionali della Guida suprema Khamenei (appena 8 follower), e per Mohsen Rezaei, già candidato conservatore alle scorse presidenziali (35 follower), rimandano nei tweet solo alle condivisioni delle pagine Facebook loro dedicate.
Il gradimento della rete
Secondo un report della ong londinese Small Media, che ha analizzato le comunicazioni su Twitter nel periodo 21-27 maggio, l'atteggiamento circa le elezioni iraniane è stato piuttosto negativo. L'ex presidente Hashemi Rafsanjani, il grande escluso dalla competizione, sarebbe stato il più seguito. Il soggetto della maggior parte dei tweet è stato invece Jalili, ma solo il 21% delle comunicazioni si è rivelato positivo. Il candidato più popolare, con il 63% di tweet favorevoli, è stato il moderato Rouhani. "Rowhani", variante inglese del cognome, è stata seconda soltanto a "Iran" tra le parole più frequenti nelle discussioni sulle presidenziali. Ma probabilmente il report, considerando solo questa variante (e non anche "Rouhani" o "Rohani"), ha sottostimato il suo risalto social.
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