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Questo articolo è stato pubblicato il 28 giugno 2013 alle ore 21:57.

Egitto, 7 morti negli scontri a nord del Cairo. Obama «preoccupato», via i diplomatici Usa

Regna una calma precaria al Cairo, ad Alessandria e nel Delta del Nilo dopo che ieri soprattutto al nord dell'Egitto sono esplosi scontri tra oppositori e sostenitori del presidente Mohamed Morsi che hanno provocato tre morti, fra i quali un giovane insegnante americano ad Alessandria. Proseguono i sit-in di presidio a piazza Tahrir e davanti alla moschea di Rabaa El Adaeeya, organizzati dai movimenti islamici. Sono comparse in nottata anche una ventina di tende davanti al Palazzo Presidenziale in vista della mega mobilitazione convocata domani dal movimento Tamarod (ribelli), che chiede le dimissioni di Morsi. Era uno studente di 21 anni l'americano ucciso negli scontri ad Alessandria tra sostenitori ed oppositori del presidente egiziano, Mohamed Morsi. Il sito del Kenyon College dell'Ohio ha reso noto che l'ambasciata Usa lo ha identificato come Andrew Pochter, originario del Maryland, che lavorava come stagista presso la Amideast, una Ong americana.

Negli scontri di venerdì in molte zone del Paese ci sono stati tre morti e 130 feriti: oltre al giovane americano, una seconda persona è rimasta uccisa ad Alessandra e un giornalista egiziano è deceduto nelle violenze a Port Said, dopo che un piccolo ordigno è stato scagliato contro i sostenitori dei Fratelli musulmani e del presidente. I disordini preludono alle grandi manifestazioni di protesta in programma per domani, nel primo anniversario dell'insediamento di Morsi a presidente dell'Egitto.

Gli Stati Uniti hanno ordinato allo staff non indispensabile dell'ambasciata americana al Cairo di lasciare il Paese per l'aumentare delle proteste tra sostenitori e oppositori del presidente Mohammed Morsi. Scontri in cui oggi è morto anche un cittadino americano a Alessandria.

La contrapposizione frontale fra coloro che sostengono il primo presidente proveniente dalle fila dei Fratelli musulmani e coloro che invece vogliono che se ne vada, accusandolo di avere trascinato il paese in una crisi durissima e di averlo spaccato a metà, è diventata visibile e tangibile.

Sedi della fratellanza sono state assaltate ad Alessandria, e in varie località del delta del Nilo, dove da mercoledì il bilancio delle vittime è salito a cinque persone. Ad Alessandria la sede della Fratellanza è stata data alle fiamme davanti ad una folla che inneggiava contro la guida spirituale del movimento. Proprio qui si trovava l'americano di 28 anni, un insegnante secondo alcune fonti, un cameraman free lance di un'emittente Usa secondo quanto riferito all'Ansa dal capo della sicurezza della città. L'uomo è stato trasportato all'ospedale militare dopo essere stato pugnalato e li è deceduto.

L'Ambasciata degli Stati Uniti al Cairo sta verificando quanto accaduto, mentre oggi in piazza era apparto uno striscione antiamericano con la scritta: "Obama sostiene il terrorismo".

In serata la piazza degli anti Morsi, la mitica piazza Tahrir, e il piazzale davanti alla moschea Rabaa el Adaweya, scelta dagli islamici per il loro sit in di sostegno a Morsi, erano colme di decine di migliaia di persone. All'ora della preghiera entrambe erano avvolte in un silenzio surreale mentre i manifestanti pregavano e simbolicamente si contavano per dimostrarsi reciprocamente di non rappresentare tutto il paese.
Il portavoce della Fratellanza Gehad el Haddad ha accusato teppisti dell'ancien regime di aver lanciato gli attacchi alle sedi della Fratellanza, ma anche rilanciato su twitter le voci secondo le quali a piazza Tahrir sono state distribuite foto dell'ex rais Hosni Mubarak.

Il leader del fronte di salvezza nazionale di opposizione Mohamed el Baradei ha tentato di calmare la situazione condannando qualsiasi tipo di violenza. "Più pacifici siamo più forti diventiamo", ha scritto su un messaggio Twitter.

Inconciliabili ormai le due piazze. "Sono musulmana ma non voglio Morsi. Ha spaccato il paese e il suo discorso, le sembra degno di un presidente della repubblica?" chiede Fatma, ingegnere a piazza Tahrir con la bandiera egiziana. Le replica da lontano Hamza, funzionario pubblico dei fratelli musulmani che partecipa al sit in di Rabaa. "Voglio dare il mio sostegno a Morsi, alla sua legittimità di presidente eletto dalla maggioranza degli egiziani. Voglio difendere la rivoluzione dall'ancien regime che vuole tornare al potere in coalizione con l'opposizione".

In una giornata carica di tensione l'esercito ha nuovamente fatto sentire la sua voce. Il portavoce delle forze armate Ahmed Ali ha detto di volere "rassicurare" gli egiziani sottolineando che l'esercito protegge loro e i loro beni, consapevole del suo ruolo nel compiere "questa missione".

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