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Questo articolo è stato pubblicato il 18 luglio 2013 alle ore 11:54.

(Ansa)(Ansa)

Un solo imputato, capitan Schettino, ma tanti aspetti ancora da chiarire nel processo sul naufragio della Concordia che si apre con la nuova richiesta di patteggiamento avanzata dall'ex comandante dell'ammiraglia Costa. Non convince la Procura né i giudici però la proposta di chiudere il procedimento con una condanna a tre anni e cinque mesi, appena un mese in più rispetto a un'analoga istanza avanzata (e bocciata dal gup) in udienza preliminare, appena qualche settimana fa. La pena che la difesa di Schettino propone è troppo bassa, per la Procura. Tant'è che per il capo dei pm di Grosseto Francesco Verusio la sentenza di condanna è cosa fatta. "L'unica cosa sarà vedere come verrà quantificata", ha aggiunto. E non è detto che i giudici la prendano proprio in considerazione la domanda di patteggiamento.

Il dibattimento si preannuncia lungo e complesso. Se da un lato, infatti, i pubblici ministeri sono sicuri della "colpevolezza di Schettino, considerato il lavoro che abbiamo svolto e l'impianto delle accuse", dall'altro la difesa dell'ex comandante punterà a dimostrare che solo l'intervento, in extremis, di Schettino ha evitato una catastrofe di proporzioni ben maggiori (nell'incidente sono morte 32 persone). E questo anche e soprattutto perché gli ordini dettati in inglese da Schettino al timoniere sono stati fraintesi, come si evince anche dal tracciato della scatola nera. Il marinaio (che ha chiesto di patteggiare la pena) ha confuso la destra con la sinistra provocando lo "scarrocciamento" della nave contro gli scogli.

La prossima udienza (dopo quella in cui è stato ammesso come parte civile anche il Wwf) sarà probabilmente ancora destinata alle definizioni procedurali dell'istruttoria, con il deposito della lista testi di accusa e difesa.

Ci sarà sicuramente spazio, nel prosieguo del dibattimento, per chiarire diversi punti rimasti non chiari nella fase preliminare delle indagini: e cioè l'uso di schede telefoniche "pulite" da parte dei dipendenti stranieri di Costa per discutere con alcuni manager della società le fasi del naufragio per paura di presunte intercettazioni, e il tentativo rivendicato a più riprese da capitan Schettino di risalire a bordo, dopo l'abbandono della nave.

Delle utenze straniere da utilizzare per contattare i membri dell'equipaggio della Concordia parlano, ai carabinieri pochi giorni dopo il disastro, alcuni dirigenti di Costa. "Avevo la fobia di essere intercettato", dirà a verbale Andrea Tonini. "In effetti credevo per mia idea di essere intercettato e di esserlo sin da subito dopo l'incidente". La spiegazione su cui i manager della Costa convergono è, dunque, che il ricorso a schede telefoniche "pulite" serviva a evitare possibili captazioni delle conversazioni da parte dei giornalisti e non certo a indirizzare le indagini in un verso piuttosto che in un altro.

Del tentativo di Schettino di risalire a bordo, invece, ricorda in un verbale Massimo Bancalà, nostromo della nave "Aegilium" della Toremar che prestò i primi soccorsi. Racconta Bancalà di aver imbarcato, intorno alle 3 del mattino, due uomini da uno scoglio. Uomini che lui non aveva mai visto prima. "Ho successivamente riconosciuto dalle immagini riprodotte nei vari servizi televisivi che uno dei due era Francesco Schettino, mentre l'altro non so chi sia, ma ricordo che chiamava il primo con l'appellativo di comandante". Ebbene, dal verbale di Bancalà emerge una ricostruzione diversa da quella portata avanti dalla Procura nella fase preliminare delle indagini. "Su indicazione del naufrago poi riconosciuto nello Schettino, il quale nulla mi ha detto su cosa avesse dovuto (fare), mi sono diretto con il battello di salvataggio, un gommone di circa 4 metri, verso il lato sinistro della nave, ma non l'ho potuto raggiungere a causa di problemi di manovrabilità del gommone, avendo iniziato ad imbarcare acqua".
Schettino voleva davvero ritornare a bordo? Il tentativo, comunque, non va a buon fine. "Via radio ho avvisato il mio comandante e ho accompagnato i due naufraghi dentro il porto". Perché il gommone, nel frattempo, aveva iniziato a imbarcare acqua.
Tutto storto, quella notte.

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