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Questo articolo è stato pubblicato il 22 luglio 2013 alle ore 16:20.

Ancora incerto il cammino parlamentare del "Decreto del Fare" - da oggi all'esame dell'Aula di Montecitorio, in prima lettura - su cui nelle prossime ore il governo potrebbe porre la fiducia se non ci sarà una "significativa" riduzione degli emendamenti sul tavolo (dagli 800 presentati ai molti meno "segnalati" dalla maggioranza). Certa è invece l'intenzione del Governo di presentare un emendamento ad hoc per garantire la copertura complessiva alle ulteriori proposte di modifica al decreto.
Il provvedimento è infatti tornato in 1a commissione al termine della discussione generale in Aula su richiesta del correlatore Francesco Paolo Sisto (Pdl), per esaminare solo gli emendamenti accantonati venerdì e non votati per mancanza del parere sulle coperture da parte della Ragioneria dello Stato. Il rinvio, approvato a larga maggioranza dall'Aula, non è piaciuto ai grillini, così come la garanzia di copertura assicurata da Fassina. «Il M5S, ha sottolineato la relatrice di minoranza Laura Castelli intervenendo a sfavore, vuole certezze sulle coperture, senza di quelle è impossibile decidere» Sul tavolo, ha ricordato, «Ci sono 15 emendamenti sospesi che non hanno copertura. Senza certezze sulle coperture come facciamo a decidere? C'è un'assoluta leggerezza: il decreto non è chiuso dal punto di vista delle coperture. Questi emendamenti sospesi hanno un nome e cognome: con questi decreti omnibus - ha poi concluso - si aggiunge ogni volta frutta nuova alla macedonia».
Parlando del possibile ricorso alla fiducia, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini (Pd), al termine del comitato dei 18, ha precisato che palazzo Chigi vorrebbe «assolutamente evitarlo, «anche per il lavoro importante fatto in commissione. Se ci fosse una riduzione degli emendamenti si potrebbe votarli in Aula ed evitare la fiducia. Se fiducia sarà, ha poi concluso, «per rispetto al Parlamento non ci sarà un maxiemendamento ma il voto sarà posto sul testo delle Commissioni». A conferma, il presidente della I commissione Sisto (Pdl), ha parlato di «tentativo in atto» per ridurre a un «numero congruo gli emendamenti presentati dall'opposizione», ipotizzando «120-150 emendamenti si può pensare a non porre la fiducia, ma di fronte a 800 proposte di modifica non c'é scelta».
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