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Questo articolo è stato pubblicato il 11 novembre 2013 alle ore 18:40.
L'ultima modifica è del 11 novembre 2013 alle ore 19:40.

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Un impero fatto di ville, auto di lusso, aziende e danaro. Una fortuna a molti zeri costruita esclusivamente su un settore: il gioco d'azzardo. Del resto Luigi Tancredi è ritenuto il re dei casinò online. Il leader assoluto, un uomo che ha capito la Rete molto prima di altri. Il suo nome è associato alle più grandi sale slot, ai siti di poker online più frequentati, ma anche alle inchieste delle diverse procure antimafia che lo legano a personaggi in odore di ‘ndrangheta e camorra.

Oggi per Luigi Tancredi e la sua holding dell'azzardo non è un gran giorno. I suoi affari sono stati colpiti al cuore. Nel corso della giornata i finanzieri dello Scico, in stretto coordinamento operativo con i colleghi del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche, hanno eseguito un sequestro di beni per 15 milioni di euro, tra i quali una grande sala giochi in Roma, un asset societario che gestisce approssimativamente circa 800 new slot sul territorio nazionale, una villa dal valore dichiarato di circa 1.5 milioni di euro e più di 100 tra conti correnti e depositi bancari, riconducibili proprio al re dei casinò online.

Chiusi 33 siti illegali
Al provvedimento di sequestro dei beni è stata associata l'inibizione di ben 33 siti di gioco on line ritenuti illegali. Il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche ha infatti scoperto che i portali, all'apparenza italiani, avevano i server in Florida e in Romania, ed erano quindi privi dell'autorizzazione del Monopoli di Stato. Una truffa di dimensioni internazionali ai danni dello Stato.

I rapporti con la ‘ndrangheta e coi casalesi
Luigi Tancredi non è certo un nome nuovo per gli inquirenti. Recenti inchieste lo legherebbero a Nicola Femia, uomo di spicco del clan ‘ndranghetistico dei Mazzaferro. I due, attraverso il portale "Dollaro" pare siano riusciti a racimolare qualcosa come 40milioni di euro in sei mesi. Sempre insieme a Femia, Tancredi ebbe contatti col clan dei casalesi che in Emilia Romagna gestisce diverse sale slot. Proprio ai casalesi Tancredi forniva le chiavi per accedere ai siti con server delocalizzati. Poker e scommesse on line che all'apparenza sembravano del tutto legali, e che invece non rispettavano la normativa italiana. Nessun limite di puntata, quote più alte e allettanti. Ma finiva tutto nel sommerso, e lo Stato non beccava un soldo. E' così che le mafie giocano d'azzardo.

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