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Questo articolo è stato pubblicato il 16 novembre 2013 alle ore 19:15.
L'ultima modifica è del 16 novembre 2013 alle ore 19:16.

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(Afp)(Afp)

È stata "una partita strana". Nelle parole di Sergio Parisse, capitano della Nazionale italiana di rugby, c'è la sintesi perfetta di Italia-Fiji, secondo Cariparma test match di questo autunno ovale, vinto dagli Azzurri per 37 a 31 allo stadio Zini di Cremona. Strana perché l'arbitro si è rivolto al Tmo (il television match officer) più del solito (almeno 5 volte) e non solo in azioni da meta ma anche per falli a metà campo; e per il numero dei cartellini gialli (sei in tutto, cinque per Fiji e uno per l'Italia), che hanno portato nel primo tempo gli isolani ad avere in campo solo 11 atleti su 15 per diversi minuti.

La nazionale figiana ha sicuramente un gioco spericolato, poco organizzato e molto fisico, cinque cartellini gialli (che nel rugby vogliono dire 10 minuti in panchina per il giocatore sanzionato), però, appaiono in ogni caso una esagerazione. Con le richieste di sostegno al Tmo poi, i tempi si sono dilatati, allungati, tanto da far esclamare al ct dell'Italrugby, Jacques Brunel: "Abbiamo iniziato la partita alle tre, abbiamo finito che è notte. Non è possibile!". Qualcosa delle nuove regole introdotte dall'International rugby board va probabilmente rivista. "È un casino", continua Brunel, facendo riferimento proprio agli episodi che hanno visto l'arbitro protagonista. Almeno, oggi si sono visti meno problemi in mischia chiusa e ci sono state minori ripetizioni dell'introduzione del pallone. La situazione non è ancora fluida, comunque, si fanno passi avanti.

Ne sono convinti anche gli Azzurri. "In mischia ordinata e in touche siamo migliorati ed è così che abbiamo costruito il distacco", sottolinea Alessandro Zanni, nominato Man of the Match, ammettendo però che "in campo aperto abbiamo sofferto. Quando aprivamo il gioco al largo eravamo posizionati male. Dobbiamo crescere, non siamo stati al livello del Sei Nazioni". In ogni caso, continua, "si è visto qualcosa di buono, non siamo pienamente soddisfatti ma l'importante era vincere". Sulla mischia mette l'accento anche il tallonatore Leonardo Ghiraldini: "È andata bene, siamo riusciti a mettere abbastanza pressione", ma come il suo compagno di squadra e di reparto punta il dito sul gioco aperto: "Dovevamo gestirlo meglio. Tante volte ci siamo trovati in difficoltà, ma non perché lo fosse la situazione, facevamo tutto da soli".

Le parole di Brunel vanno nella stessa direzione di quelle dei suoi giocatori: "Abbiamo ritrovato la nostra mischia", quel punto forte dell'Italia che contro l'Australia una settimana fa sembrava essersi trasformato, come in un incubo, in una debolezza. Per un complimento arriva, però, anche una tirata d'orecchie: "Abbiamo perso un po' troppe volte il pallone" e quando si gioca con una squadra come Fiji, con giocatori dotati di grandi doti fisiche e atletiche, questo è un problema. L'umore del commissario tecnico comunque è migliore: "Globalmente c'è soddisfazione", i punti "deboli" sono stati individuati e ora l'obiettivo è eliminarli "prima della prossima partita" a Roma contro l'Argentina, che arriva da due sconfitte consecutive. Al ct non sarà poi sfuggito che nel finale l'unico che sembrava reggere l'urto fisico degli isolani è stato Manoa Vosawai, azzurro di maglia ma figiano di nascita. Che sia solo "questione di peso", come ha detto il flanker lasciando lo stadio?

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