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Questo articolo è stato pubblicato il 26 novembre 2013 alle ore 06:47.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 10:49.

MILANO - Davanti al numero c'è ancora il segno più. E di questi tempi non è male, anche se questo resta quasi l'unico aspetto positivo dell'export extraeuropeo italiano di ottobre. Su base annua la crescita delle nostre vendite oltreconfine al di fuori del l'Unione Europea è dell'1,5%, un "bis" rispetto al dato di settembre che abbassa però ulteriormente la nostra performance dei primi dieci mesi dell'anno, ridotta a un guadagno di appena due punti percentuali.
Un bicchiere mezzo pieno, pensando alla caduta di produzione, consumi e investimenti; oppure mezzo vuoto confrontando la performance attuale con il roboante +9,9% dei primi dieci mesi del 2012. C'è poi da aggiungere che in questa fase il mercato europeo appare quanto mai debole e con un bilancio globale del nostro export negativo dello 0,3% tra gennaio e settembre, servirebbe certamente uno spunto maggiore dai mercati più remoti per offrire un sostegno più saldo alle nostre timide e incerte prospettive di crescita.
Il bilancio di ottobre, positivo dello 0,8% su base mensile destagionalizzata, è comunque migliore escludendo dal calcolo le componenti più volatili dell'energia, con una crescita dell'export manifatturiero pari all'1,9%, grazie in particolare alla performance positiva dei beni di consumo durevole e non, in entrambi i casi in crescita a doppia cifra.
Dal punto di vista delle aree geografiche la sorpresa migliore è nel risveglio degli Stati Uniti, a lungo al palo o in terreno negativo per gran parte del 2013. A ottobre lo scatto per il nostro primo partner extra-Ue è rilevante, con una crescita del 12,6% in grado di riportare in pareggio il bilancio dall'inizio dell'anno. Altre performance di rilievo sono per la Cina, con una crescita che sfiora il 16% e che prosegue robusta ormai da alcuni mesi, e per la Russia, in guadagno nel mese di quasi cinque punti percentuali.
A rovinare il bilancio dei Brics è però l'India, alle prese con un rallentamento dell'economia, dove gli acquisti di prodotti italiani nel mese si riducono di quasi il 24%, un vero e proprio tracollo che spinge il bilancio da inizio anno in negativo per oltre dodici punti.
Altra spina nel fianco è la Turchia, con la svalutazione della lira che continua ad avere effetti sugli ordini effettuati da Ankara, giù del 2,7% a ottobre, del 5,5% dall'inizio del 2013.
Bilancio pesante anche per la Svizzera, in calo del 14,4% nel mese e di quasi nove punti da inizio anno, risultati però fortemente condizionati dalla flessione su base annua del prezzo dell'oro, principale prodotto del nostro export verso Berna, in grado di far mancare nominalmente all'appello 1,1 miliardi tra gennaio e agosto.
Sul fronte delle importazioni il quadro resta poco brillante e anche escludendo dal calcolo i prodotti energetici il bilancio mensile è in rosso di quasi tre punti, a testimonianza delle difficoltà delle imprese a far ripartire l'attività e delle famiglie a riavviare i consumi.
Tuttavia, l'effetto combinato di una debole crescita dell'export e di un calo consistente delle importazioni (-8% tenendo conto anche dell'energia), spinge il saldo commerciale nazionale a livelli record. Nel mese l'avanzo è più che raddoppiato a 2,9 miliardi, da gennaio a ottobre balza a 14,1 miliardi a fronte di un passivo di 4,1 miliardi nello stesso periodo del 2012.







