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Questo articolo è stato pubblicato il 29 novembre 2013 alle ore 12:57.
L'ultima modifica è del 29 novembre 2013 alle ore 17:43.

Uno scatto per raggiungere sul filo di lana un'intesa che è mancata per mesi. Il tutto sotto la mannaia della Corte costituzionale, che martedì potrebbe bocciare l'attuale legge elettorale. Con l'uscita di FI dal governo e l'entrata in scena di una nuova maggioranza le trattative sulle riforme, a cominciare da quella sulla modifica del Porcellum, subiscono inevitabilmente un'accelerazione.
Al Senato si cerca un'intesa sulla legge elettorale (in extremis)
Lunedì, alla vigilia della pronuncia della Corte costituzionale sulla conformità alla Carta del Porcellum, in Commissione Affari costituzionali del Senato si voterà su un ordine del giorno presentato da Roberto Calderoli che propone un "Mattarellum corretto". In base a questa proposta, il 75% degli eletti dovrebbe essere scelto dai collegi uninominali; il 25% dovrebbe essere invece usato come premio di maggioranza (si veda Il Sole 24 Ore di oggi). La proposta Calderoli potrebbe rappresentare un punto di partenza, su cui si potrebbero innestare alcune modifiche. Tra queste, quella di un premio di maggioranza variabile, così da assicurare alla lista o alla coalizione uscita vincitrice dai collegi il 55% dei seggi in parlamento. Rimarrebbe, in questa ipotesi, un 10% di proporzionale puro a garanzia della presenza in Parlamento dei piccoli partiti.
Martedì la mannaia della Consulta sul Porcellum
I tempi per raggiungere un accordo e lanciare in questo modo un segnale sono stretti. Molto. Tutti gli occhi sono puntati sulla Consulta, che si pronuncerà sulla questione di costituzionalità sollevata dalla prima sezione civile della Cassazione, lo scorso maggio, sulla base di un ricorso presentato dall'avvocato Aldo Bozzi, in qualità di privato cittadino. Le ipotesi sul tavolo sono tre. La Consulta dichiarerà illeggittimo il Porcellum nella parte relativa al premio di maggioranza (la conseguenza sarebbe un sistema proporzionale con liste bloccate). Ipotesi due: la Corte boccerà in toto la legge: scatterebbe così il recupero del Mattarellum. Terzo scenario: la Consulta deciderà di rinviare la decisione o di dichiarare inammissibile il ricorso (scenario ad oggi più probabile). Una soluzione, quest'ultima, che rispedirebbe al mittente, ossia ai partiti, la "patata bollente" di trovare un compromesso capace di cancellare il tanto vituperato (a parole) "Porcellum".
Brunetta: se Consulta boccia Porcellum scattano decadenze
«Se la Consulta dovesse bocciare il Porcellum in riferimento alla mancanza della soglia minima per il premio di maggioranza, automaticamente deputati e senatori eletti grazie ad un regalo incostituzionale, se non ancora convalidati dalle rispettive Camere, decadrebbero, e dovrebbero essere rimpiazzati da quanti sono stati incostituzionalmente esclusi», sottolinea il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta. «I calcoli consentono di ritenere - Brunetta fa riferimento alla tesi del costituzionalista Giovanni Guzzetta - che i deputati di sinistra "abusivi" sarebbero 148 (da 340 scivolerebbero a 192). Il centrodestra - conclude Brunetta - avrebbe in tutto solo due onorevoli in meno del centrosinistra, situandosi a 190 e guadagnandone dunque 66 rispetto agli attuali 124. Non è un discorso ipotetico del terzo tipo. Ha ragioni giuridicamente fondate».
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