Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 12 gennaio 2014 alle ore 14:37.
L'ultima modifica è del 12 gennaio 2014 alle ore 19:54.

My24
Nunzia De Girolamo (Imagoeconomica)Nunzia De Girolamo (Imagoeconomica)

Le ingerenze della politica nelle scelte gestionali dell'Asl e gli appalti affidati a ditte ritenute vicine al centrodestra e al Pdl. L'inchiesta in cui sono spuntate le registrazioni degli incontri tra due dirigenti dell'azienda sanitaria di Benevento e il ministro dell'Agricoltura Nunzia De Girolamo è tutt'altro che conclusa. E, sebbene la deputata non sia indagata né accusata di alcunché, dicendosi anzi vittima della "macchina del fango" e comunque serena, sembra che la Procura del capoluogo sannita voglia battere tutti i percorsi investigativi per fare chiarezza sulla storia. A cominciare da quello indicato dal gip Flavio Cusani nell'ordinanza a carico del direttore sanitario Felice Pisapia, mandato al "confino" a Salerno, quando parla di «un ristretto direttorio politico-partitico, costituito, al di fuori di ogni norma di legge, da componenti esterni all'amministrazione». In questa direzione, potrebbero arrivare nei prossimi giorni le convocazioni di altri manager della sanità locale (quelli, soprattutto, riconducibili all'Udeur che sarebbero stati epurati) e degli imprenditori che, a vario titolo, hanno avuto rapporti con l'Asl.

Martedì prossimo, davanti al Riesame, si discuterà proprio della posizione di Pisapia, accusato – in un diverso filone – di truffa e peculato per malversazioni e distrazioni dalle casse dell'Asl di centinaia di migliaia di euro. In quella sede, saranno depositati nuovi atti e, se il pm lo riterrà opportuno, anche i file audio delle "intercettazioni" casalinghe realizzate dal dirigente in casa del padre della De Girolamo. In totale, le registrazioni ammontano a circa 27 ore, ma soltanto un decimo di queste è stato effettivamente trascritto e depositato dallo stesso Pisapia in Procura.

Gli investigatori della Guardia di Finanza hanno sottolineato che dagli atti (che furono rivelati da un'inchiesta del quotidiano «Il Fatto») non emerge nulla di penalmente rilevante, ma alcune circostanze appaiono politicamente sconvenienti. La prima, ad esempio, riguarda la gestione di un bar all'interno dell'ospedale Fatebenefratelli, che la De Girolamo (secondo la lettura, seppur parziale e frammentaria delle conversazioni) avrebbe voluto affidare a suo zio, facendo pressione sui vertici della Congregazione religiosa che gestisce il nosocomio affinché accelerasse il passaggio di consegne. In questo contesto avrebbe detto a Michele Rossi, il direttore dell'Asl presente alle riunioni: «Al Fatebenefratelli facciamogli capire che un minimo di comando ce l'abbiamo. Altrimenti mi creano "coppetielli" (contenitori conici di carta per fritture, ndr) con questa storia. Mandagli i controlli e vaffanculo». I controlli non sono mai arrivati e Rossi è ancora al suo posto, anche se il governatore Stefano Caldoro, dopo l'esplosione del caso, ha inviato una ispezione al Fatebenefratelli. Ma il bar è andato allo zio del ministro, comunque.

La seconda registrazione riguarda invece una discussione sulla gara per il 118 dell'Asl: un servizio da oltre 4 milioni di euro all'anno. In questo caso, più che parlare, la De Girolamo (che ieri ha chiesto scusa per il linguaggio usato, anche se ha rivendicato la sua attività di parlamentare a sostegno del ripristino della legalità sul territorio) si limita ad ascoltare. È l'avvocato Michele Papa a prendere la parola e a spiegare che servirebbe «bypassare la gara pubblica, perché con la gara pubblica noi non riusciamo, noi non siamo in grado di fare la gara pubblica... Fra poco ci commissariano, fra poco la gara pubblica se la fa la Regione». E Pisapia risponde: «Nei prossimi dieci giorni, dobbiamo cercare di motivare il fatto che non andiamo a fare la gara per il 118...». Perché, però, due manager Asl parlano di un bando a casa dell'allora deputato Nunzia De Girolamo (siamo nel 2012)? Domanda ancor più legittima se si considera che, nelle trascrizioni, il responsabile dell'Asl Rossi dice di dovere il suo incarico proprio a lei, anche se per legge questo genere di ruoli è il presidente della Regione a sceglierli e a deciderli. «Nunzia, premesso che io non resterò un secondo su quell'Asl se non per te e con te – dice l'uomo alla deputata – perché io la nomina l'ho chiesta a te, tu me l'hai data ed è giusto che ci sia un riscontro...».

Il M5S ancora ieri ha invitato, con le parole del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, il ministro a riferire in Aula, mentre il Nuovo centrodestra difende a spada tratta la sua esponente. Più complicato invece il discorso in casa Pd, partito a cui appartengono sia il deputato sannita Umberto Del Basso De Caro, che spinge per una mozione di sfiducia, sia il marito della De Girolamo, il parlamentare Francesco Boccia, che finora ha evitato di esprimersi pubblicamente. In Forza Italia, il più agguerrito è l'ex guardasigilli Clemente Mastella (originario di Ceppaloni, in provincia di Benevento) che sta meditando la presentazione di una denuncia all'autorità giudiziaria per un sms offensivo che, sostiene, gli avrebbe inviato il ministro in replica a una sua intervista sul caso. Mentre Mara Carfagna ieri ha smentito di aver mai chiesto una mozione di sfiducia contro il ministro.

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi