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Questo articolo è stato pubblicato il 30 gennaio 2014 alle ore 13:56.

Il M5s ha presentato l'impeachment contro il capo dello Stato, Giorgio Napolitano «Diffondetelo», ha scritto su Twitter Beppe Grillo che sul suo blog posta il testo della richiesta. Il capogruppo M5S al Senato, Vincenzo Maurizio Santangelo, ha annunciato in Aula che il Movimento ha formalmente depositato in entrambi i rami del Parlamento la denuncia per la messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Sono sei le accuse rivolte al capo dello Stato: 1. Espropriazione della funzione legislativa del parlamento e abuso della decretazione d'urgenza. 2. Riforma della costituzione e del sistema elettorale. 3. Mancato esercizio del potere di rinvio presidenziale. 4. Seconda elezione del presidente della repubblica. 5. Improprio esercizio del potere di grazia. 6. Rapporto con la magistratura: processo Stato - mafia. Ecco il testo.
«Il Presidente della Repubblica in carica non sta svolgendo il suo mandato, in armonia con i compiti e le funzioni assegnatigli dalla Costituzione e rinvenibili nei suoi supremi principi. Gli atti e i fatti summenzionati svelano la commissione di comportamenti sanzionabili, di natura dolosa, attraverso cui il Capo dello Stato ha non solo abusato dei suoi poteri e violato i suoi doveri ma, nei fatti, ha radicalmente alterato il sistema costituzionale repubblicano. Pertanto, ai sensi della Legge 5 giugno 1989, n. 219, é quanto mai opportuna la presente denuncia, volta alla messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica per il reato di attentato alla Costituzione». Così recita il testo dell'impeachment per il reato di attentato alla Costituzione che é stato depositato dal Movimento 5 stelle contro il capo dello Stato e che verrà illustrato a breve.
«Il Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, nell'esercizio delle sue funzioni, ha violato - sotto il profilo oggettivo e soggettivo, e con modalità formali ed informali - i valori, i principi e le supreme norme della Costituzione repubblicana. Il compimento e l'omissione di atti e di fatti idonei ad impedire e a turbare l'attività degli organi costituzionali, imputabili ed ascrivibili all'operato del Presidente della Repubblica in carica, - si legge ancora - ha determinato una modifica sostanziale della forma di stato e di governo della Repubblica italiana, delineata nella Carta costituzionale vigente. Si rilevano segnatamente, a seguire, i principali atti e fatti volti a configurare il reato di attentato alla Costituzione, di cui all'articolo 90 Costituzione».
Sono sei le accuse rivolte al Capo dello Stato
1. Espropriazione della funzione legislativa del parlamento e abuso della decretazione d'urgenza. La nostra Carta costituzionale disegna una forma di governo parlamentare che si sostanzia in un saldo rapporto tra camere rappresentative e governo. La prevaricazione governativa assoluta, caratterizzata da decretazione d'urgenza, fiducie parlamentari e maxiememendamenti configura, piuttosto, un ordinamento altro e diverso che non conosce più il principio supremo della separazione dei poteri. Il predominio legislativo da parte del governo, attraverso decreti legge, promulgati dal presidente della Repubblica, viola palesemente sia gli articoli 70 e 77 della Costituzione, sia le norme di primaria rilevanza ordinamentale (quale la legge n. 400 Del 1988), sia numerose sentenze della corte costituzionale (tra tutte: sentenza n. 29 del 1995, n. 22 Del 2012 e n. 220 Del 2013). Ma al di là del pur impressionante aspetto quantitativo che, comunque, sotto il profilo del rapporto costituzionale tra parlamento e governo assume fortissima rilevanza, é necessario rimarcare, parallelamente, una preoccupante espansione della loro portata, insita nei contenuti normativi e, soprattutto, nella loro eterogeneità. Aspetto ulteriormente grave é la reiterazione, attraverso decreto- legge, di norme contenute in altro decreto-legge, non convertito in legge. La promulgazione, da parte del presidente della repubblica, di simili provvedimenti é risultata in palese contrasto con la nota sentenza della corte costituzionale n. 360 Del 1996, che ha rilevato come «il decreto- legge reiterato - per il fatto di riprodurre (nel suo complesso o in singole disposizioni), il contenuto di un decreto-legge non convertito, senza introdurre variazioni sostanziali - lede la previsione costituzionale sotto più profili».
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