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Questo articolo è stato pubblicato il 28 febbraio 2014 alle ore 11:06.
L'ultima modifica è del 28 febbraio 2014 alle ore 11:09.

La lira turca.
La valuta turca si è indebolita ieri dello 0,4 per cento attestandosi a 2,2368 per dollaro ieri a a Istanbul, toccando il punto più basso dal 5 febbraio dopo che aveva guadagnato lo 0,8 per cento questo mese. I rendimenti sulle obbligazioni biennali di Ankara sono saliti all'11,2 per cento, il più alto in oltre due anni mentre la Borsa di Istanbul è scesa dello 0,4 cento.
La crescita economica della Turchia rallenterà al 2,4% questo anno da una stima del 3,9% nel 2013, secondo un sondaggio di Bloomberg News condotto su 32 economisti tra febbraio 21 e 26 febbraio. Un brutto segnale per il premier Erdogan alle prese con il peggior scandalo per corruzione della storia meoderna della Turchia. Inoltre i risparmiatori turchi stanno acquistando valuata straniero a un ritmo molto veloce dopo che il raddoppio dei tassi di interesse non è riuscito a placare la preoccupazione che un attacco politico contro
il primo ministro Recep Tayyip Erdogan possa continuare ad affonderà la lira.
I depositi in valute internazionali sono saliti a un record di 134,8 miliardi di dollari
al 21 febbraio, secondo i dati rilasciati dalla Banca centrale rilasciati
ieri. I depositi in valuta dei turchi sono aumentati del 4,9 per cento dal 24 gennaio, rispetto
con un aumento dell' 1% avvenuto nel mese precedente.
Le valute dei paesi dell'est Europa.
Finora quest'area sembra non subire i contagi ucraini, protetta in qualche modo dalla forza di attrazione dell'euro. Il cambio dello zloty ad esempio si è appreazzato raggiungendo quota 4,1851 contro l'euro. Lo zloty ha registrato la miglior performance nel mese tra le 14 monete europee monitorate da Bloomberg, guadagnando 2,2% contro l'euro, il più alto dal luglio 2012. La spiegazione deriva dal fatto che Varsavia ha aumentato i suoi legami con l'Europa occidentale, passando all' 81% delle sue esportazioni verso la UE registrate nel 2012, dal 77 % quando aveva fatto il suo ingresso nell'Unione nel 2004. La Russia rappresenta solo il 4,3% delle esportazioni polacche e meno del 3% quelle verso l'Ucraina. Cifre che chiariscono quanto pochi margini ci siano per il rischio contagio in questa parte del l'Europa.
L 'economia polacca, la maggiore dell'area ad esempio ha accelerato nel quarto trimestre, con il Pil di varsavia in aumento del 2,7% anno su anno, dopo un 1,9% resistrato nel terzo trimestre sempre su base annuale. Evidentemente il taglio dei tassi di interesse oggi al 2,5%, minimo storico, e le buoni condizioni macroeconomiche e di bilancio hanno continuato a favorire la crescita polacca che resta sostenuta dall'export, che ha messo a segno un più 6,3% di crescita annuale. Anche per i paesi limitrofi la situazione economica non sembra subire effetti contagio dall'Ucraina.
Inoltre il Consiglio dei ministri polacco ha approvato giovedì 27 febbraio il progetto di modifica della normativa di finanza pubblica che ha come obiettivo l'abbassamento di sette punti percentuali dei limiti di sicurezza dell'indebitamento che attualmente oscillano tra il 50% e il 55% del rapporto debito pubblico/Pil. A renderlo noto è il ministero delle Finanze. Il taglio, che farà scendere i limiti tra il 43% e il 48%, è stato reso possibile dalla controversa acquisizione di metà dei fondi pensionistici privati - pari a 38,3 miliardi di euro - nell'ambito della contestata riforma delle pensioni.
Da ultimo va notato che la Polonia crescerà del 2,9% quest'anno, il ritmo più veloce nella Ue dopo la Lettonia e la Lituania, secondo le stime di inverno della Commissione europea rese note il 25 febbraio.
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