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Questo articolo è stato pubblicato il 26 marzo 2014 alle ore 22:34.
L'ultima modifica è del 27 marzo 2014 alle ore 07:23.

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Il confronto su riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione (da approvare a palazzo Madama in prima lettura entro il 25 maggio) è iniziato ufficialmente nel Pd. In un incontro in tarda serata all'assemblea congiunta dei parlamentari democratici il premier Renzi e la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi hanno provato a serrare le fila. Lo hanno fatto presentando un testo aperto – non un articolato "prendere o lasciare" – che sarà approvato nella direzione Pd di venerdì per arrivare alla versione definitiva la prossima settimana, con i contributi degli enti locali e degli stessi senatori. «Le riforme del Senato, del Titolo V e di quella elettorale sono la risposta all'anti-politica. Non ci serviva certo il voto francese per capire la necessità di riforme», ha detto Renzi. Tanto più che le riforne sono condizione indispensabile per avere più credibilità in Europa.

Renzi: obiettivo è vincere europee
Il premier ha poi suonato la carica in vista delle europee: «Andiamo a testa bassa perchè dobbiamo vincere le europee. Dobbiamo essere il primo partito in Italia, il secondo nel Pse». L'obiettivo, ribadito, è di arrivare entro le elezioni europee del 25 maggio all'approvazione della riforma del Senato in prima lettura e all'approvazione definitiva della riforma elettorale.

Da noi buona politica non antipolitica, cantieri scuola da giugno
«Noi stiamo cambiando il paese davvero, mentre Grillo grida e altri parlano di candidature. Noi abbiamo capito il messaggio della gente, e cioé che erano stanchi di quella politica. Noi rispondiamo con la buona politica, non con l'antipolitica». Così, a quanto riferito dai partecipanti, il premier Matteo Renzi, che ha annunciato che i cantieri per 3,5 miliardi sulla scuola partiranno da giugno.

Le richieste di modifica
A rendere più tortuoso il cammino sono una serie di emendamenti che già vengono preannunciati e che mirano ad allargare il campo delle materie da includere nelle riforme, a partire dalla cancellazione del vincolo del pareggio di Bilancio introdotto con il Fiscal compact, proposto dalla sinistra del Pd. In questa ottica si affaccia anche l'ipotesi dell'esecutivo di introdurre tra le riforme il rafforzamento dei poteri del premier, cosa che servirebbe a rinsaldare il patto con Forza Italia.

Fiducia al governo solo dalla Camera
Fermo restando che il nuovo Senato non dovrà essere elettivo e che la fiducia al governo sarà accordata dalla sola Camera, il premier è pronto ad accogliere alcune delle modifiche chieste: maggiori competenze al nuovo Senato delle autonomie e una composizione che sia proporzionale alla popolazione residente nelle Regioni. Resta poi la volontà di inserire la procedura d'urgenza alla Camera per quei Ddl dei quali sia stata dichiarata l'urgenza (in genere governativi) in modo da evitare l'eccessivo ricorso ai decreti. Alla Camera il governo potrà chiedere di porre ai voti entro 60 giorni un proprio ddl (evitando così i decreti): trascorso quel tempo il testo «è posto in votazione, senza modifiche, articolo per articolo e con votazione finale». Insomma la cosiddetta "ghigliottina" entrerà in Costituzione evitando il continuo ricorso alla fiducia.

I compiti del nuovo Senato
Non è stato ancora deciso se a presentare il Ddl in Senato sarà il Governo o i capigruppo della maggioranza. Secondo le ultime bozza del ddl circolate in giornata il futuro Senato sarà composto dai Governatori regionali e da un numero di componenti proporzionati al numero degli abitanti di ciascuna Regione, eletti dai rispettivi Consigli, nonché alcuni sindaci. Si supererà forse il numero iniziale di 120, ma è vero che non ci sono più i 21 senatori di nomina quirinalizia. Si delinea anche un ruolo rafforzato per il nuovo Senato,
che manterrà il potere legislativo sulle riforme Costituzionali, parteciperà all'elezione del presidente della Repubblica ed eleggerà due membri della Corte Costituzionale. In più potrà chiedere alla Camera di modificare le leggi in alcune materie, come il Bilancio dello Stato e il Fondo perequativo per le regioni povere: di fronte a questa eventuale richiesta, la Camera per respingerla dovrà esprimersi con la maggioranza assoluta.

Renzi: se Senato non superato smetto con la politica
Quello che Renzi non può permettersi è un allungamento eccessivo dei tempi rispetto alla tabella di marcia. Con le europee alle porte e il vento dei populismi che soffia in tutto il continente, il premier non vuole venire meno ai propri annunci: spending review, taglio degli stipendi dei super manager, 80 euro in busta paga e riforme istituzionali. Per questo oggi a Scalea il premier ha ribadito quanto tenga alle riforme istituzionali: «Se il Senato non sarà superato e non si finirà con la storia del bicameralismo perfetto, io smetto di fare politica. Sono disponibile a rischiare», ha detto. E ancora: « Su Province, manager e Senato il Governo intende andare fino in fondo. È un modo per fare la pace con gli italiani».


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