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Questo articolo è stato pubblicato il 05 aprile 2014 alle ore 08:13.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 14:56.

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Sette anni dopo l'apertura del mercato elettrico alle famiglie e alle microimprese, il prezzo della corrente "regolato" dall'Autorità dell'energia può costare ai piccoli consumatori meno di quello del mercato libero proposto loro dalle aziende energetiche. È una sconfitta della liberalizzazione? È un vizio di lettura dei dati dei due studi presentati dall'Acquirente Unico in un convegno? Più facilmente è la normale oscillazione dei mercati, i cui esiti s'incrociano fra loro. Qualche anno fa le condizioni erano differenti; i prezzi liberi proposti dalle aziende elettriche ai piccoli consumatori erano assai più convenienti di quelli regolati del segmento tutelato. Non a caso non sono poche ancora oggi le offerte commerciali del mercato libero che consentono risparmi appetitosi rispetto alla tariffa regolata.

Il fatto è che in Italia risulta più ampia e interessante rispetto ad altri Paesi la quota contendibile di costo dell'energia rispetto al costo totale, che è formato non solo di approvvigionamento e commercializzazione del chilowattora (la parte su cui i fornitori possono praticare la competizione sui prezzi) ma anche di tasse, oneri e vincoli, che non fanno parte della quota contendibile. In altre parole, il vero valore della liberalizzazione si vede non tanto attraverso il "termometro" delle tariffe ma soprattutto leggendo quanta quota del prezzo può essere contesa fra i concorrenti. E l'Italia con il 47% di margine di concorrenza è ancora lontana dalla liberalissima Inghilterra (61%) ma assai più competitiva dell'arcigna Germania (35%) o del vincolistico Belgio (34%).

Questo quadro emerge dai due studi promossi dall'Acquirente Unico (Au), la Spa pubblica controllata dal Gestore dei servizi energetici la quale rifornisce senza fine di lucro i piccolissimi consumatori "tutelati" con le tariffe dell'Authority dell'energia.

Non a caso, il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, sta lavorando a una ristrutturazione profonda dei costi che gravano in bolletta, una ristrutturazione liberista sulla quale ieri l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, ieri ha detto che «va nella giusta direzione. Possiamo raggiungere l'obiettivo di una riduzione della bolletta energetica di 1,4-1,5 miliardi di euro da destinare alle piccole e medie imprese. Allo stesso tempo i nostri progetti, prodotti e servizi di efficienza energetica sono a disposizione delle Pmi e famiglie per conseguire anche risparmi nei consumi».

I due studi proposti giovedì a un convegno dall'Acquirente Unico si chiamano «I prezzi dell'energia elettrica per le micro e piccole imprese nelle rilevazioni della Camera di Commercio di Milano» (realizzato dall'autorevole centro studi Ref) e «Indagine comparata delle componenti di prezzo retail e degli strumenti di tutela nel mercato elettrico liberalizzato» (condotto da un gruppo di analisti guidato da Fabiana Di Porto dell'Università del Salento).

Sotteso al dibattito sul successo (riuscito o mancato) della liberalizzazione elettrica c'è il futuro dell'Acquirente Unico Spa, la cui soppressione viene proposta con ricorrenza. Questa società fu istituita con il riassetto energetico di 16 anni fa (il "decreto Bersani") per consentire il passaggio graduale dei piccoli consumatori dalle tariffe regolate al mercato libero. Oggi «un terzo degli utenti ha deciso di scegliere un operatore e affidarsi alle offerte del libero mercato, lasciando così il mercato tutelato», osserva l'amministratore delegato dell'Acquirente Unico, Paolo Vigevano. In prospettiva, questa società sarebbe dovuta sparire a mano a mano che i consumatori sotto tutela fossero passati al segmento liberalizzato, e ora il tempo è maturo per decidere se è il caso di sopprimere questa figura. Non è ancora il momento, commentavano il presidente dell'Autorità dell'energia, Guido Bortoni, e il presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella, intervenuti al convegno. L'abbandono del mercato elettrico tutelato sia progressivo altrimenti si rischia il far west, ammonisce Pitruzzella. E Bortoni: «Il mercato elettrico dei clienti domestici ha ancora bisogno della maggior tutela».

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